lunedì 26 marzo 2012

Studiare negli anni '40-'50 (prima parte) - Le fatiche dello studio


Ho già raccontato delle mie modeste radici e delle difficoltà per poter studiare, dell’aiuto dello zio Dante per convincere papà e lo zio Marino a “continuare” dopo la mia quinta elementare, conclusa nel 1942. L’accordo raggiunto in famiglia nel Settembre ’45 prevedeva che al primo rinvio scolastico (ad Ottobre), lo studio per me sarebbe finito.
I primi tre anni furono un po’ facilitati essendo io più “anziano” rispetto ad altri che non avevano perduto i tre anni di guerra. Il viaggio, di circa 15 Km, mattina e sera era con la bicicletta della mamma, un vecchio ronzino, unico regalo di nozze, il pranzo, consueto, una sportina con una pagnotta, un uovo fritto, freddo, un po’ di “savor”, una specie di
marmellata, ottenuta con uva, mele e barbabietole, ed una bottiglietta di vino; tutta roba fatta esclusivamente in casa.

I borghesi, oggi diremmo “i fighetti”, dicevano che la sportina serviva per metterci i quattro (i voti), ma le pagelle dimostravano che i quattro, che erano tanti, quasi mai erano nelle sportine. Il luogo del pranzo erano le gradinate all’aperto dell’ippodromo, perché nei bar occorreva spendere o giocare a “boccette” e chi non “consumava”, non era ammesso.
Gli inverni erano durissimi, bagnarsi voleva dire rimanere così fino a sera e le lezioni erano quasi sempre di otto ore, oltre al sabato di quattro, cioè dalle sette alle diciannove, dal lunedì al venerdì, più il sabato. Il ritorno quindi, quattro ore dopo il tramonto, era tremendo, specie per gli ultimi cinque o sei chilometri di strada fangosa e di “carreggiata”.

Io mi sentivo in debito con la famiglia e facevo di tutto per meritarmi il premio dello studio. Per questo non di rado, al mattino e alla sera c’era una mucca da mungere (a mano), da portare il latte al caseificio…e anche da studiare, ma era soprattutto in estate, fino al 15 Ottobre che il lavoro nei campi era intensissimo. Il 15 Giugno smettevo il cravattino, i vestiti “buoni” e via, come diceva un vecchio insegnante, a qualcuno sfigato: ”Alla vanga !”.
I primi giorni, a piedi scalzi e a mani nude erano devastanti: vesciche, scottature del sole, piaghe di forature, Ma ero contento lo stesso, per i voti ottenuti, sempre lusinghieri. Alla Scuola di Avviamento dell’Istituto F. Corni di Modena, eravamo partiti, in circa 400. Qualcheduno si era perso per strada; alla fine del terzo anno, giunto primo, avevo avuto il premio di 4000 £. Presi  l’orologio, un lusso. Fu il lasciapassare per la continuazione.

La scelta della specialità, fra le tre disponibili, Meccanica, Elettrotecnica e Radiotecnica, fu condizionata. Avrei preferito quest’ultima, come dimostra il successivo interesse per l’Elettronica ed i Computer, che perdurano tutt’ora, ma era necessario trovare un “Impiego” e le maggiori probabilità, allora a Modena  erano solo per la Meccanica.


Occorreva moltiplicare gli sforzi. L’applicazione mentale intensiva portava ad un deperimento anche fisico, che nell’estate veniva parzialmente compensato con un certo rinvigorimento per il pesantissimo lavoro manuale, ma che nell’insieme diedero luogo a un grave inconveniente che i medici chiamarono “Distonia”.

Era una specie di angoscia che inconsciamente mi procurava un improvviso vomito per qualsiasi occasione di ansia o di paura. La cura era pertanto “Immaginaria”, Ceflamin, a base di acido glutammico che qualche effetto produceva, ma solo perché il Dott. Palmieri mi aveva convinto che questa mi avrebbe risolto il preoccupante problema.

Ma nell' ultimo anno di scuola, a causa anche del forte affaticamento la distonia di cui già soffrivo si aggravò, mettendo in serio pericolo l’esame di stato.

1 commento:

  1. Ciao Tonino, tante fatiche e angoscie che però ne è valsa la pena. Mi hai fatto ricordare i km13 che anche mio fratello faceva tutti i giorni per andare a scuola e l'assillo a essere promossi perché altrimenti gli studi non sarebbero proseguiti. Eravate (eravamo) così belli nelle foto scolastiche. La foto a Maranello con tutte le facce sorridenti e le bottiglie di lambrusco in fila è molto bella e piena di allegria.

    Cari saluti

    Nou

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