sabato 12 maggio 2012

La Trebbiatrice

Super Landini
Quando ero piccolo, dal 1937 al 1945, per i contadini, nel modenese, la trebbiatura, dai primi di Luglio, era un avvenimento.

La carovana che arrivava era composta da un trattore, (al mutor, un Superlandini), che trainava la trebbiatrice (al tripiador, il CARRA di Suzzara), la macchina per fare le balle di paglia (l’imbaladora della OMA) ed un carrello per gli accessori (le cinghie, la nafta, il filo di ferro, gli arnesi, ecc.).

Seguivano gli addetti, in bici;
18 persone in tutto. Tanta gente assieme non si vedeva mai, oltre ai vicini coi quali ci si aiutava a vicenda (a zerla) per tutte le molte necessità e per il trasporto dei sacchi di grano.

La trebbiatrice era un grande scatolone di legno di circa 4 mt x 6, alto 3,5 mt ed aveva sopra una vasca alta circa ½ mt dove arrivavano i covoni di grano gettati dal fienile dove erano stati prima accatastati, sulla quale due persone (i paiarein) si davano il cambio nell’ingrato lavoro di disfare i covoni ed alimentare le spighe nella buchetta di ingresso. Questi erano tutti imbacuccati per difendersi dal polverone e dalle graffiature, in un bagno di sudore tremendo.

Dentro, la macchina era composta da complicati meccanismi che svolgevano 4 fasi principali, la battitura, la vagliatura, la ventilazione e le separazioni delle parti.

La prima faceva uscire i grani dalle spighe, la seconda separava i grani in 4 grandezze di cui due, le più piccole, la terza il troppo grosso e l’ultima il grano buono.

Trebbiatrice
La terza, con grossi ventilatori, separava le polveri, la pula e le parti pesanti, mentre la quarta convogliava tutti i componenti nelle varie uscite: davanti i grani in 4 bocchette, di dietro, in alto, la paglia con un grande bocchello ricurvo che immetteva nell’imballatrice e in basso, di lato la pula (al làc) e le parti piccole leggere che venivano trascinate via da tre persone con grandi rastrelli in un apposito recinto.  Sulle pareti esterne un complicato intreccio di cinghie e pulegge trasmettevano i movimenti alle parti interne sopradescritte.

La trebbiatrice veniva piazzata e fissata davanti al finestrone del fienile da dove i covoni venivano estratti con i forconi, il trattore veniva posizionato davanti e contrapposto alla trebbiatrice a circa 8-10 mt, allineato in modo da poter montare un grande “cinghione”  che dal motore trasmetteva il movimento alla puleggia di arrivo della trebbiatrice. Questa operazione era fatta con grande attenzione ed alla fine il trattore veniva fermato con ceppi.

L’imballatrice, in fondo, riceveva la paglia ed uno scatolone dentellato che oscillava in alto e in basso (l’esen) la convogliava in una gabbia quadrata dove veniva stipata ed a una certa lunghezza la “balla” veniva legata con due fili di ferro, predisposti a parte ed espulsa. Il grano veniva raccolto in un contenitore calibrato da circa 50 kg e da questo versato nei sacchi di iuta da un quintale. Questi venivano pesati e portati, a spalla, nel “granaio”.

Data la stagione e l’ambiente, nonché l’occasione ed il prodotto essenziale, il clima era di grande allegria e le bevande scorrevano a fiumi. Quando la quantità da trebbiare era grande,  un intervallo era l’occasione di rumorose tavolate imbandite, di prodotti semplici ma molto apprezzati e tanto, tanto vino che alzava di molto il livello sonoro e le spiritosaggini.

A volte le “Spigolatrici” portavano il loro gruzzoletto approfittando dell’occasione e se ne tornavano contente del loro modesto ricavo. Durante la guerra specialmente, anche quel poco era molto importante. Le donne della famiglia approfittavano delle granaglie di scarto, quelle piccole, per gli animali da cortile che vendevano per le necessità loro e dei bambini.

Trebbiatura
Alla fine, ricomposto il tutto, la tradotta ripartiva subito per il prossimo impegno mentre nell’aia rimaneva un gran disordine, polverone, pula, residuati dappertutto ed occorrevano  giorni per ripristinare l’ordine iniziale.

Il nostro campo era piccolo; una ventina di Biolche (le modenesi di 2836 mq) e si producevano circa 35–40 quintali di grano (oggi credo che la produzione sia più del doppio), perché su quel terreno andavano ripartite le altre colture necessarie, cioè l’erba medica per almeno 4 mucche da latte (per il formaggio grana), il mais, i pomodori e poco altro.

Per me, ancora piccolo, c’era sempre tanto da fare, vai a prendere questo, porta via quest’altro, i sacchi vuoti, il filo di ferro…ah, già, il filo di ferro: questa era una ghiotta occasione per osservare da vicino tutti i particolari costruttivi del motore e delle macchine perché la mia passione era quella di costruire dei “cariolini” di filo di ferro che cercavano di imitare le funzioni di quelle macchine, come sterzavano le ruote anteriori del motore, come si trasmetteva il comando dallo sterzo, come si formavano di balle di paglia, ecc.

Tutte le mie numerosissime creature in filo di ferro, di cui ero orgoglioso, gli aratri, con tanto di vomeri, di scrocchi per l’abbassamento di inizio arature, i trattori, a ruote e cingolati, i modelli di aeroplanini, le trappole per le talpe, le elichette che ruotavano al vento, ecc., tutto perduto, perché li nascondevo accuratamente nei fossati, nell’erba e quando i grandi falciando l’erba li incontravano, andavano distrutti. Allora non c’erano per me altri giocattoli e quindi me li costruivo da solo, ma il confronto e la soddisfazione rispetto a quelli  comperati dai miei amici non è neanche lontanamente paragonabile.

Mi resta solo il rammarico di non poter più far vedere oggi a quanto e come si sopperiva allora in mancanza di tutto, con il solo impiego di filo di ferro di recupero, qualche pezzo di latta, uno scassatissimo paio di pinze, un paio di forbici e tantissimo ingegnoso impegno. Queste attività hanno lasciato in me un’evidente impronta nelle vicissitudini successive della vita, come desumibile in altri miei scritti.


Il Super Landini, conosciuto anche con la sigla S.L. 50, era un trattore agricolo costruito
dalla Landini nello stabilimento di Fabbrico (Reggio Emilia)
dal 1934 al 1951 per un totale di circa 3.200 esemplari.

3 commenti:

  1. Bellissimo , se vuole vedere come si procedeva a Costigliole d'Asti https://www.facebook.com/photo.php?fbid=373038569404893&set=a.335271613181589.71881.335184579856959&type=1&theater

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  2. Bellissima foto, e bello tutto l'album. Sono testimonianze preziose. Grazie per la segnalazione. Tonino

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  3. davvero altri tempi e altri volti

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