martedì 1 gennaio 2013

Amerio: l'aratura ed i Topolino di Walt Disney.

Un esempio di aratura dell'epoca:  il bimbo a sinistra è Vincenzo Bolelli.

Amerio, diventato un’insaziabile divoratore di giornalini e di libri, me lo ricordo durante l’aratura del terreno dopo il raccolto, in particolare del grano. 

Questo lavoro si svolgeva nel seguente modo: con due paia di mucche equipaggiate si formava la funzione di trattore dell’aratro, dove dietro una persona adulta, solitamente mio zio Marino, che da dietro con una mano guidava l’aratro e con l’altra con una specie di frusta, incitava gli animali a proseguire celermente per quanto possibile. 

Le due mucche a destra, viste da dietro, camminavano dentro il solco (la léga, con la e di maestra, non di sera) e le altre due di sinistra dalla parte del terreno da arare. Davanti una persona guidava le mucche, facendole voltare una volta arrivati in fondo al campo (la caréda), la carreggiata, per tornare indietro. 



Non sempre ero disponibile io o qualcun altro della famiglia per questo impegno che si protraeva solitamente per tutta la mattina, fino che gli animali resistevano e poiché in campagna tutti lavorano, a volte toccava anche a mio fratello. 

Nella sua passione per la lettura, in tasca si portava sempre qualche giornalino, spesso Topolino che durante il percorso tranquillo tirava fuori; ma preso dalla lettura, capitava sovente che giunti in fondo alla "caréda", lui continuasse ad andare diritto, mentre le mucche, che avevano imparato la lezione voltavano ma sbagliavano solco perché non guidate correttamente, con grande disappunto dello zio che da dietro andava un po’ in escandescenze! 


4 commenti:

  1. Ciao Tonino e innanzitutto Buon Anno Nuovo!
    Mi ci riconosco in parte nella concentrazione di tuo fratello. Quando si legge, si entra in un altro mondo.....
    E meno male c'erano le mucche :)
    Grazie Tonino di questo simpatico aneddoto e ancora tanti auguri!
    Lara

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  2. Me la ricordo l'aratura con le mucche. I miei non facevano foto, non avevamo la macchina fotografica, le poche foto ce le faceva un certo "Polàn" di soprannome che era il fotografo ufficiale per matrimoni, battesimi, cresime, comunioni e funerali. Mia mamma diceva: "bisognarà ben farghe 'na fotografia a ste ragassine, sinò a perdemo le sumeie co'a cresita. Io ho cominciato ad avere le prime foto attorno ai sei anni. Pochissimi ricordi anche raccontati...forse è per questo che scrivo anch'io dei racconti. Nascono tutti da un "flash" un'immagine che riaffiora e cerco di farmarla con le parole.
    All'epoca dell'aratura avevamo dietro casa un magnifico frutteto e la pergola d'una bianca che pendeva sopra la finestra della cucina.
    :)
    Nou

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    Risposte
    1. ;) ho fatto un sacco di errori di battitura...una bianca sta per uva bianca anche se si è capito lo stesso. Di quest'uva ne andava matta una mia cugina che veniva a trovarci dal Friuli e allora aveva attorno ai sedici anni. Saliva sul davanzale della finestra e da lì staccava dei grappoli. Ricordo ancora come in un quadro la sua figura slanciata, l'abito bianco a fiorellini e i suoi capelli neri lunghi e lisci.
      Caro Tonino, i tuoi racconti mi riportano ai ricordi.
      A presto e Buon Anno
      Nou

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    2. Ho letto i tuoi commenti per l'aratura, cara Nou. Sono molto interessanti. Gli errori indicati non sono errori, si capiva bene e poi sono di tutti, a cominciare dai miei.
      Dalla tua foto dei lettori fissi, credevo che tu fossi una bambina, o quasi, ma mi pare che non sia così. Dove abiti ?. Ci sentiamo ancora presto, con altri post, sugli stessi temi, riesumati sempre da fatti che ho vissuto.
      Auguroni di un Buon 2013, anche per le previsioni piuttosto fosche. Grazie, Nou.

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