giovedì 20 marzo 2014

La NECCHI

Negli anni '50, la Necchi S.pA. richiedeva, all’ITIS F. Corni di Modena i nominativi dei migliori diplomati da assumere per lo Stabilimento di Pavia ed anch’io fui chiamato verso la fine del ‘53. L’esame per l’assunzione consisteva in una serie di prove psicotecniche, in applicazione di sistemi di valutazione made in USA, tendenti a verificare la prontezza dei riflessi, la capacità di ragionamento, le analogie, ed altri valori che sommati ai risultati scolastici formulavano le scelte ottimali. Per ragioni difficilmente valutabili, a volte anche per momenti di minore o maggiore necessità di assumere personale, il risultato dell'esame che io credevo discreto, fu negativo. La frase convenzionale era ..La terremo in considerazione per eventuali future necessità, …. Ma intanto scampa cavallo. 

Nel 1956, dal Pantano d’Avio,, dove ero con la SALCI, per la costruzione di una diga, come già raccontato nel relativo capitolo, quale capo del reparto Frantumazione, con la 2° categoria, con la mia grande necessità di uscire da quella situazione di disagio, temendo un presunto controllo della posta in arrivo, ero ricorso al mio amico G. Panini, allora a Milano, come intermediario nelle risposte alle mie ricerche di lavoro.

Il sistema funzionava così: le risposte alle mie richieste venivano inviate a lui a Milano che valutava le probabilità di accoglimento nel qual caso mi inviava un telegramma con la richiesta di venire a casa per gravi problemi familiari, nel giorno X. Così fu per la nuova richiesta alla Necchi.




Non ricordo quale parente dovesse essere in fin di vita, fatto sta che il 02/07/1956 rifeci l’esame psicotecnico, ma stavolta avevo allegato un curriculum più sostanzioso. Ricordo ancora un importante particolare di quell’esame: le “Macchie”.

Questo test consisteva nel presentare una macchia su di un foglio, ricavata schiacciando un poco d’inchiostro fra due fogli. Ne risultava una macchia che poteva assomigliare ad una farfalla, o un uovo sbattuto fortemente in terra, o a nulla. Si doveva dire che cosa rappresentava!.

Quella che mi diedero proprio non sapevo a cosa assomigliarla. Ci pensai appena un momento e poi dissi decisamente: è la testa di un cane. L’esaminatore, Negrini mi pare che si chiamasse, sgranò gli occhi e mi chiese di dire da cosa lo avessi dedotto. Ecco, dissi, questo è il muso, questi gli orecchi visti di fianco, questo è l’occhio, ecc.

L’esaminatore chiamò alcuni suoi colleghi e davanti a loro mi fece ripetere la mia risposta. Risultato: dopo cinque giorni ero assunto. Non ho mai saputo cosa avesse destato tanto interesse, evidentemente ci avevo preso, ma secondo me si trattava solo di una fortuita combinazione.

Anche dopo diverso tempo, quando con l’esaminatore eravamo diventati molto amici, non mi ha mai svelato l’arcano mistero ed è rimasta solo la serietà professionale!. Ero stato assunto di terza categoria, dalla seconda che avevo alla SALCI, ma con lo stesso stipendio e con la promessa del passaggio alla seconda dopo sei mesi. Qui la vita era completamente diversa.

In grembiule bianco, ambiente pulito, ad esclusione del reparto fonderia, dove si producevano i mozzi delle ruote della 600 della FIAT, orario perfetto di otto ore, insomma, era tutto un altro mondo, quello che avevo sempre desiderato.

Nella prima settimana era di rigore un breve corso di cucitura, poi fui assegnato al controllo schede ricambi ed analisi dei consumi irregolari degli utensili delle macchine automatiche. Per il consumo delle mole, per la smerigliatura dei getti dalla fonderia, si usava allora il lavoro a cottimo.

Qui c'erano degli energumeni in mezzo a un gran polverone, che in pochissime passate consumavano un’intera mola, il cui segreto era gelosamente nascosto, fu difficile da individuare, anche con l’impiego del Sistema Analisi Tempi e Metodi, di sgradevole impatto perché tendente ad unificare al ribasso i tempi di tutti gli addetti a quelli del migliore.

Uno dei particolari che ricordo fu per le fresatrici che spianavano la base inferiore della macchina da cucire, allora in ghisa, che rompevano spesso la fresa, allora del costo di 300.000 £, per distacco dei denti riportati in materiale speciale.

L’attenta osservazione permise di identificare momenti di scricchiolii: si trattava di vibrazioni prodotte dal sistema che entrava in risonanza: fu risolto semplicemente aumentando la velocità, che spostò il valore della frequenza di risonanza critica. Era l’esempio del reggimento di soldati che faceva crollare il ponte quando la frequenza del passo di marcia si avvicinava a quella critica della struttura del ponte.

Tutto si svolgeva regolarmente. Spesso facevo qualche ora in più per scontarle al sabato mattina, che mi permetteva di ritornare a casa a Modena ora, al venerdi sera.

Ero andato ad abitare a S. Martino Siccomario, presso un mio amico di Nonantola, Enzo Zoboli, che abitava là con la famiglia ed i cugini, coi quali si andava a giocare a bocce. La zona era molto nebbiosa. In seguito trovai una camera a Pavia, presso un anziana signora, il chè mi permise di iscrivermi a Radio Elettra per il corso di Radio, che avevo molto desiderato al Pantano, invogliato dal mio collega Capi, di Novellara. 

In quel periodo dalla Necchi diversi tecnici uscivano per confluire nella OLIVETTI di Ivrea, dove le nuove tecnologie assorbivano gente specializzata, in genere diplomata, ma non solo e quindi in Fabbrica c’era un certo fermento, ricordo di Roncaglia, Selmi, Rubbiani, Collina e in forse anche Zoboli. Io non ero interessato a questo ulteriore spostamento.

A fine anno, ritenendo ormai stabile la mia situazione occupazionale, con la fidanzata mettemmo in progetto di avere un bambino; tutto il resto era molto tranquillo, quando il 23/01/1957 ricevetti una lettera di convocazione dall’ANIC, una Ditta dell’AGIP, che mi chiamava per Ravenna.

Macchina da cucire Necchi, del 1957
Qui terminò il mio impegno alla Necchi, per la grande differenza di stipendio, ma che lasciai con un certo rammarico, anche perché il Dott. Volta, il mio capo, al quale presentai le mie dimissioni, mi mostrò la lettera già pronta del mio passaggio promesso dalla terza alla seconda Categoria.

La macchina da cucire qui a lato, che abbiamo ancora, perfettamente funzionante, fu il graditissimo omaggio, con grande sconto, della Necchi per il nostro matrimonio, che avvenne il 28/04/1957.      



4 commenti:

  1. Anche se parli di tempi in cui non ero nemmeno nata o ero appena nata, riesci sempre a far muovere le rotelle della mia memoria. Già a parlare di mozzi mi sono venuti in mente quelli che noi producevamo per gli scooter (e non solo). E non so esattamente cosa intendi per " smerigliatura dei getti dalla fonderia" ma a me hai fatto venire alla memoria il tranciabave per le bave da fonderia (o materozze).
    E poi quei test made in USA, che pare siano resistiti nel tempo: anni fa una mia amica fu sottoposta ad un test per il quale doveva disegnare un albero. Lei cercò di difendersi dicendo che non sapeva disegnare, ma poi si rassegnò e lo disegnò.
    Fu "bocciata" perché aveva disegnato un albero con il tronco e dei rami senza foglie; da ciò dedussero che era una persona triste e malinconica, mentre loro necessitavano di una persona cordiale e solare, come dire che bastava il fogliame o un abete di Natale ed il posto sarebbe stato il suo.
    Ciao Tonino, buona domenica e attendo il prossimo racconto. Marilena

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    1. Si, Marilena, i mozzi di cui parlo sono cone quelli degli scooter, ma erano per le ruote della FIAT 600, che venivano "ripuliti" dalle materozze non tagliandoli, perchè più grandi, ma smerigliati via con grandi mole. Per i Test "Psicotecnici" usati dalle Ditte per la valutazione della personalità, hai già detto tutto tu, ma ho voluto sottolineare, da appassionato della Settimana Enigmistica, che la valutazione complessiva era solo in parte determinata dai test, i quali rispondevano più alla "fantasia" dell'esaminato. Se qualcuno, più esperto di me, può correggere la mia definizione, la accetto sempre molto volentieri.

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  2. Una vita movimentata e sicuramente interessante come interessante è sempre leggere i vari capitoli della tua vita. Interessante quella macchia...chissà forse neppure loro sapevano cosa rappresentava e tu li hai stupiti rispondendo sicuro e non restando nell'incertezza.
    Un caro saluto.Manu

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  3. Una vita, direi ancora più movimentata di quanto si pensi dai miei scritti. Sono un irrequieto. Che non si ferma al primo ostacolo e magari continua a sbagliare. Ecco: quasi sicuramente hai ragione tu. Lo scopo non era quello di sapere cos'era, ma di vedere quanto tempo mi ci voleva per capire che non assomigliava a nulla. Grazie per avere prontamente risposto alla mia richiesta di un parere. Ciao Tonino.

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