martedì 28 ottobre 2014

IL POLIFUNZIONALE


     All’inizio degli anni ’80, nello Stabilimento Petrolchimico di Ravenna, sorsero alcune iniziative riguardanti la ricerca di nuovi prodotti di chimica fine ed altre sostanze che sul  mercato lasciavano intravedere buone prospettive e per diversificare le produzioni in campi diversi dai prodotti base che inizialmente avevano caratterizzato lo Stabilimento con la produzione di gomma sintetica,  concimi e successivamente di derivati vinilici come il PVC. 

     L’interesse verso prodotti sofisticati per la produzione di lenti a contatto ed altri prodotti di ottica, determinò una corsa frenetica per giungere primi alla domanda del mercato e portò l’ENI alla costruzione di un primo impianto per la messa a punto delle tecnologie e l’affinamento di prodotti, con impianti pilota per completarne la ricerca. 

     Nell’isola 5 venne costruito un primo grande fabbricato di sette campate di quattro piani, completamente dedicato a tale attività, con due campate di apparecchi ed attrezzature del tipo pilota, destinati alla ricerca e gli altri per la produzione in semiscala o comunque di affinamento delle tecnologia per centrare meglio i conseguenti impianti di produzione. 

    Io ero stato nominato Capo Commessa per realizzare questa iniziativa in sostituzione di un collega che aveva lasciato l’incarico per altre mansioni, ma anche per le difficoltà nell’avanzamento del lavoro, dovute al mutare delle basi di progetto da parte dei responsabili dei processi chimici. Tali aspetti seguirono fortemente anche con me e le variazioni furono tantissime, con i relativi aumenti di costi e di tempi per l’azzeramento di quanto superato.






    La mia funzione era quella di coordinamento delle specialità (Civile ed Elettro-strumentale) oltre allo svolgimento dell’imponente progetto meccanico, per passare il tutto ai Montaggi e per seguirne lo svolgimento fino alla fine, pronto per l’entrata in funzione. Tutto ciò mi era familiare, ma in quel caso, tutte le mie energie e la mia pazienza furono messe a dura prova. Alla fine si giunse comunque, con un certo ritardo, ma con buon esito.
      La particolarità di questi Impianti, per quanto detto, fondava sulla grande versatilità di ogni componente, apparecchi, strumenti, collegamenti delle parti per potersi facilmente adeguare ad una serie di processi diversi per prove, analisi, prelievi, operazioni di laboratorio, tipici della sperimentazione e pertanto di facile e rapido impiego nella messa a punto delle caratteristiche dei prodotti caricati, fino ad ottenere le qualità richieste. 
    Lo scopo era quello di poter utilizzare, ad ogni richiesta, la maggior parte di apparecchi e parti esistenti riducendo al minimo le parti da acquistare e montare, il tutto nel minor tempo possibile perché questi prodotti, molto redditizi all’inizio, avevano un mercato limitato, per quantità e durata. In effetti si trattava di vincere la concorrenza. Con tempi normali o lunghi si rischiava di cominciare a produrli quando la richiesta era già calata o non più remunerativa, trattandosi di prodotti transitori e quindi occorreva la massima rapidità. 

      Quindi anche la progettazione doveva per forza essere scarna, ridotta al minimo, appena sufficiente per capire, anche con un po’ di fantasia, cosa si dovesse fare, soprattutto per far prima ed anche per contenere i costi al minimo, rimanendo in particolare sicurezza e a norme di legge e di agibilità richiesta. Per questo tali lavori mi erano particolarmente graditi e a cui io da sempre avevo tendenzialmente mirato e ciò mi ripagava l’onerosità del lavoro. 

      Questo lavoro era durato dall’inizio dell’82, fino a metà del 1985. Alla fine ero ritornato al mio campo del PVC, ma nel frattempo molte cose erano cambiate. La diaspora delle attività dello stabilimento, la vendita a ditte straniere di molti settori produttivi, fra cui quella del Polifunzionale, i prepensionamenti di larghe fasce di dipendenti, il disimpegno nella ricerca, altri fattori da “si salvi chi può” , prefiguravano un mondo in decadenza quale sarebbe successo in seguito, ma inimmaginabile prima.

2 commenti:

  1. Leggendoti capisco che anche l'Italia valeva o voleva valere, in quegli anni, qualcosa nella ricerca dell'innovazione e nella sperimentazione. Sento una malinconia che tutto sia andato degradando con grande sfacelo del lavoro industriale che ha prodotto tanti disoccupati.
    I tuoi racconti sono documenti della storia della industria chimica, così capisco, del nostro Paese.
    Un caro saluto e un abbraccio
    Nou

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    Risposte
    1. Il tuo commento, Nou, meriterebbe una risposta che va molto oltre lo spazio disponibile, toccando un problema che è diventato il cancro dell'umanità. Qui, dal non-voto alla ciarlataneria, anticamera di guerre spaventose e, direttamente o in conseguenza, con milioni di morti, di disperati, di derelitti, per lo sguaiato ludibrio di pochissime vigliacche nullità, di cui non riusciamo a liberarci.

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