giovedì 19 novembre 2015

La pianta delle sorbole, profumi di una volta.


Il mio ricordo per la pianta delle sorbole risale ai primi anni di vita e ancora mi pare di sentire il profumo che i frutti facevano mentre maturavano dentro la scatola posta sotto il letto. 

Nei primi anni della mia vita, per un capriccio della natura, avevo avuto la bella idea di .. mangiare il mondo. Ho già accennato ai problemi di geofagia di cui soffrii appena dopo aver cominciato a fare i primi passi, in campagna, dove gli appoggi più comodi erano le sedie, sempre rigorosamente sporche di terra. 

Tale era il mio appetito per la "terra" che la pulitura delle scarpe dei grandi mi pareva fossero altrettanti cioccolatini. Questo malgrado le premure di mamma e papà, cui pareva impossibile che anche le sgridate più severe, non mi facessero smettere tale leccornie. 

Non c’era tempo di disporre di uno che si curasse di me, il lavoro dei campi era massacrante, tutti i tentativi, come legarmi le dita, chiudermi in un piccolo recinto fallì, mentre il mio stato fisico andava deperendo giorno dopo giorno. 

La situazione si fece presto talmente precaria che neanche il ricorso ad una specie di fattucchiera portò ad alcun risultato però mi salvarono le sorbole



A quei tempi intervennero i nonni che mi misero a disposizione la “Zia Martina” di circa 12 anni che mi faceva giocare e mi seguiva strettamente. La zia mi portava sempre con sé, a cominciare dal mattino presto quando iniziava il suo primo impegno che consisteva nel portare il latte al caseificio, con un piccolo carretto. 

Dalla Strada di Mezzo, lungo tutta la Via Ferrarona, si giungeva alla Via Paglierina, ed alla meta a quasi un chilometro. All’inizio di Via Ferrarona, sul bordo del fossato c’era un grandissimo albero di sorbole, che nessuno curava anche perché i frutti erano irraggiungibili, tanto che la pianta era alta. 

Ma questa pianta lasciava spesso cadere i frutti ancor prima di maturare. Questo faceva si che con la zia li raccogliessimo e poi lei metteva le sorbole in una scatola da scarpe con della paglietta che trovava dal fruttivendolo e quindi le nascondeva sotto il letto. 

Il profumo che le sorbole emanavano dopo un po’ di giorni è una cosa che mi è rimasta in mente nel tempo fino a quando da grande, ho ritrovato la pianta nei boschi di montagna e nel nostro appennino dove andavamo per ferie o nella pineta di Ravenna. 

Peccato che il periodo di raccolto di questo frutto duri poco ma ricordo sempre quel profumo intenso che usciva da sotto il letto e che correvo a sentire appena mi alzavo. 

Quando, in pensione, ho comprato un grande orto, non ho potuto far a meno di comprare una pianta di sorbole da aggiungere ad altre leccornie di una volta come le mele campanine, le giuggiole, i marusticani, le nespole ecc. 

Molte di queste piante sono ancora lì a fare bella mostra di sé ma la pianta di sorbole non c'è più; ho una bella pianta di nespole che da sola mi procura molte decine di chili dei suoi bei frutti. 

Anche le nespole, come le sorbole, le lascio maturare in una cassetta e quando le guardo non posso fare a meno di pensare alla mia infanzia, ai miei genitori, ai nonni ed alla zia Martina.





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