Ho ricevuto diverse richieste su come realizzare i quadri su velluto che ho descritto in
Passatempi e creatività. Sono passati molti anni da quando li realizzai però andando a scartabellare in mezzo agli scatoloni ho ritrovato alcune vecchie istruzioni e materiali. Li riporto qui per curiosità, ma non so se potranno essere d'aiuto.
Questo attrezzo era prodotto tanto tempo fa ed io l'acquistai intorno agli anni '60 dalla ditta HAEBERLI di Zurigo. Ora non è più in commercio però qualcuno possiede ancora l'apparecchio, inoltre su eBay ogni tanto è possibile reperire vecchi arnesi.
Curiosando in rete non ho trovato molte indicazioni, tranne che un sito tedesco che ha dedicato un bellissimo articolo su questo argomentoe che si intitola "Die neue Handarbeit: Relief-Handstick-Apparat um 1930"
Per prima cosa allego le istruzioni per l'uso della ricamatrice, cioè di quell'apparecchio che vedete in fotografia.
Per quel che mi ricordo iniziavo procurandomi un disegno in grandezza naturale del quadro che volevo realizzare o lo adattavo facendo direttamente, su carta o su tessuto sottile, un disegno a mano di mia inventiva.
Nelle foto che seguono si vede come erano fatti i cartamodelli acquistabili all'epoca. Sebbene poco leggibile si può notare che le figure da realizzare sono tutte suddivise in aree numerate, dove ad ogni numero corrispondeva un preciso colore del filo di lana da utilizzare.
Il telaietto viene costruito con 4 assicelle di legno tenero, inchiodate con un mezzo incastro in modo che la faccia superiore sia tutta allo stesso piano, per stendervi sopra il velluto capovolto e ben teso, fissandolo poi con punte da disegno.
Poi, dalla parte del velluto capovolto viene steso il disegno e fissato ben teso ed a contatto, anch’esso fissato con punte da disegno.
Se le dimensioni del telaio sono tali da doverlo appoggiare su di un piano o su di un tavolo occorre che lo spessore del telaio sia abbastanza alto da lasciare uno spazio compatibile con la corsa dell'ago durante le fasi della lavorazione.
Chi si cimentava in questa arte per prima cosa sceglieva come parte del disegno da dove iniziare, qualcosa di piuttosto semplice e con contorni di zone da riempire poco complicati, come una foglia con la sua nervatura. La lavorazione avviene dalla parte rovescia del quadro. Il ricamo si ottiene pigiando su e giù rapidamente il pomello dell'attrezzo,
Poi, dalla parte del velluto capovolto viene steso il disegno e fissato ben teso ed a contatto, anch’esso fissato con punte da disegno.
Se le dimensioni del telaio sono tali da doverlo appoggiare su di un piano o su di un tavolo occorre che lo spessore del telaio sia abbastanza alto da lasciare uno spazio compatibile con la corsa dell'ago durante le fasi della lavorazione.
Chi si cimentava in questa arte per prima cosa sceglieva come parte del disegno da dove iniziare, qualcosa di piuttosto semplice e con contorni di zone da riempire poco complicati, come una foglia con la sua nervatura. La lavorazione avviene dalla parte rovescia del quadro. Il ricamo si ottiene pigiando su e giù rapidamente il pomello dell'attrezzo,
Alla fine del lavoro, si applica un leggero strato di colla sopra al disegno, ad es. Vinavil e si lascia seccare per bene, qualche giorno. Prima di staccare il lavoro dal telaietto è opportuno rifinire tutte le parti del trapuntato, ad es. tagliare i punti delle parti da pettinare per eseguire queste ultime, ad es. la criniera del cavallo, le piume di un uccelletto, ecc.
Fare attenzione al tipo di colla perché se il velluto è piuttosto chiaro, con il tempo si forma un alone nella zona di essiccamento della colla.
Poi con le forbicine si può migliorare le parti sporgenti, le sbavature, ecc. Alla fine si toglie il lavoro dal telaio e si attacca alla cornice ultima, preparata a parte, con punti più consistenti in base alle dimensioni ed al peso, con i mezzi a disposizione (Chiodini in ottone, punti per cucitrici, ecc.).
C’è da sbizzarrirsi a volontà, nella fantasia dei soggetti, nell’accostamento dei colori, nelle dimensioni che possono arrivare e veri e propri arazzi per poter poi dire "questo l’ho fatto io", insomma, per me che queste cose le ho fatte quasi cinquant’anni fa, sono ancor oggi un piacevole ricordo.
E chissà, che fra qualche decennio magari, non lo possiate esporre su qualche diavolo di Blog!
Tonino.
Tonino.










