mercoledì 28 ottobre 2020

NONANTOLA alcuni miei ricordi. Dal 1931 al 1946

Rimettendo ordine nel blog di mio papà mi sono accorta di questo post rimasto in bozza e che Tonino stava preparando alla fine del 2017.
Da un paio di anni Tonino non è più in grado di curare il suo blog per l'età avanzata, però a me spiace disperdere così le sue memorie che rappresentano uno spaccato di vita interessante da parte di chi ha vissuto a cavallo di diverse epoche così diverse e rivoluzionarie: dallo sviluppo dell'era industriale, alla seconda guerra mondiale, all'avvento dei computer prima e dell'era digitale poi, fino purtroppo ai giorni di oggi, in piena pandemia. 
Così lo pubblicherò così com'è sebbene sono certa che Tonino avrebbe voluto rivederlo e sistemarlo . Alcune aggiunte che farò saranno riconoscibili perché utilizzero questo font e colore
Claudia
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Da casa mia al paese, Nonantola, (MO), dove sono nato nel '31, ci sono poco più di quattro km. Al tempo della mia infanzia negli anni '31-'50, il percorso si faceva a piedi, i grandi in bicicletta. La stradina era una misera cosa più terra che sassi, che “lo stradino” del comune si affannava a colmare con un po’ di ghiaia e qualche ciuffo d’erba presi dai lati e facendo tante piccole canalette laterali col badile per drenare le buche, insomma, in caso di pioggia era un vero paradiso.. per le anatre ed in estate, quando passava qualche rarissima auto, il polverone sollevato nascondeva ed imbiancava tutto.   

Aratura anni '30, nella bassa modenese .
Foto da collezione di famiglia

Ma a questo nessuno faceva caso. 

Colline, montagne?. Mai viste. 
Il mare ? Visto solo al cinema, come un'enorme buca d'acqua, molto ma molto più grande del fiume Panaro, che costeggiava il nostro podere. 
Luce elettrica? Macchè, solo qualche timido paletto ai bordi delle strade, ma i fili andavano  solo da un borgo all’altro e a casa mia non erano mai voltati. Occorreva attendere il 1954, giusto l'anno in cui ci siamo trasferiti a Modena. 
Acqua potabile?. 
In tutte le case c’era un pozzo, profondo a volte anche dieci metri. 
Quello di casa mia non era buona da bere e per fortuna che quella di Panini, la casa più vicina alla mia, distante circa 160 metri era buona e tanti, noi compresi, ce ne servivamo. Andavamo a prenderla con bottiglie, secchi e d’estate anche con  secchi e botti. 
E tutto ciò era normale.

I Tosatti del Campazzo di Nonantola, in questa foto ci sono le due sorelle Bruna e Verina Accorsi che si sposarono con i due fratelli Valentino e Marino Tosatti. Quindi i loro figli Tonino, Alfa ed Erio, da una parte e Renzo, Gigliola, Nives* e Loredano* (*che nella foto non compaiono perché non erano ancora nati) sono più che cugini molto stretti  !! 
Nella foto compare anche un altro bimbo che credo fosse accolto in aiuto ormai alla fine della guerra. Foto fatta nell'estate del '45 circa. Vi erano poi altri due fratelli Tosatti di Valentino e Marino, che non compaiono nella foto .. Mario (ma credo che il nome di battesimo fosse Oliviero) e Rina .



Poi, al paese c'era una grande Abbazia, con annesso Seminario e con tante reliquie il presbiterio, le absidi, la Cripta e che fosse stata Sede del Papato ma tra noi piccini eravamo veramente in pochi a saperlo . 

Aggiungi didascalia

L’unica cosa che si sapeva bene era La Partecipanza. Una forma comunitaria creata dai frati Benedettini nel medioevo. Sono, credo, tuttora 22 le famiglie che concorsero alla sua fondazione, fra cui Ansaloni, Borsari, Corradi, Piccinini, Reggiani, Serafini, Sighinolfi, Vaccari e Zoboli. (so che ora ci sono molte notizie sulla partecipanza nel web).

Durante la guerra e subito dopo, la mia famiglia aveva vissuto in condizioni precarie, in uno stato di ristrettezza estrema: in inverno la “stalla” era quasi tutto: due gabbie di conigli, due vitelli, un maiale e quattro mucche, salvate a stento dai tedeschi, davano il riscaldamento, il latte, il formaggio, la carne e fuori, sotto la neve, allora in abbondanza, spinaci, prezzemolo ed insalata, da vendere al mercato alla lontanissima Modena. Per fortuna avevamo il pane e vino, che mancavano città. 
Qui sotto è riportata la mia casa al Campazzo alla fine degli anni '60, e sotto la stessa "ristrutturata" negli anni 2008 - 2010.




Il mio scritto ha lo scopo, oltre che di ricordare alcune mie vicissitudini, familiari e non, di illustrare alcuni aspetti di come si viveva, come si parlava, come si lavorava a quei tempi, con episodi veri, ora che ormai la maggior parte di chi li ha vissuti non è più, a umile ricordo di tempi che si spera che non ritornino mai più, ma che erano anche pieni di semplicità, di valori umani e di naturalezze che io ora rimpiango. 

Da questo quadro, alla situazione attuale, dove ad ottant’anni, non scrivo più con il calamaio ed i pennini sul banco di scuola che mi hanno visto imparare l’A, B, C, e neanche con l’Olivetti Lettera 22, che conservo, ma con mouse e tastiera su Internet per raccontare quanto sia stata cocciuta la testardaggine e l’impegno per arrivare nel ’53 al diploma di perito meccanico (quando in Italia i diplomati e laureati erano giunti a poco più del 10%).


Dette oggi queste cose, sembrerebbero avvenute nel medio evo; ma allora la mia voglia di studiare, dove il significato vero era quello di affrancarsi da una miseria più vicina alla schiavitù che alla vita anche modesta di altre classi lavoratrici, quali operai e simili era praticamente impossibile, anche per il fatto che mio padre non voleva assolutamente mettere a rischio l’unità della famiglia poiché nessun altro bambino, di noi sei in quel momento storico avrebbe potuto studiare. 

A partire da queste modestissime radici, dalle difficoltà mie per poter studiare, dall’aiuto dello zio Dante per convincere papà e lo zio Marino a “superare” la mia quinta elementare, conclusa nel 1942 con l’impegno che al primo rinvio scolastico (ad Ottobre), lo studio per me sarebbe finito. 

Nonostante tutto io ho potuto continuare, fino al diploma, sudatissimo, poi i tempi sono cambiati e per fortuna anche mio fratello ha potuto studiare.  Mia sorella invece no, ella fu sacrificata per la mentalità di allora che colpiva il genere femminile e che i figli di contadini dovevano fare sempre e solo quel mestiere. 

Ricordo anche il primo giorno di scuola è sempre un avvenimento, per un bambino, specie se nel contesto familiare gli “avvenimenti” sono molto rari. Il bel grembiulino nero con un grande bavero bianco da chiudere con bottone ed asola, che mamma premurosamente mi aveva preparato, una cartellina di cartone, contenente un quaderno, una matita e una gomma che papà aveva recuperato in casa. Non ce n’erano molte, in verità, nella nostra casa.

Mio padre poté studiare e così suo fratello Erio con risultati più che eccelsi essendo diventato uno stimatissimo fisico di fama internazionale. Erio che ora vive a Trieste ha sempre mantenuto vivi i suoi contatti con Nonantola e Modena fiero delle sue origini. Nel 1999 ha ricevuto il riconoscimento della Lamina Aurea di Redu'.

ITIS "Fermo Corni" Prize and Lecture, Modena, 2009

Momento di convivialità alla premiazione di Erio - Lamina di Redu' 1999

Nella mia vita da bambino al Campazzo ricordo le donne che finiti i lavori in casa ed in campagna alla sera erano nella stalla che filavano la canapa e la tessevano per farne lenzuola, asciugamani. A volte allevavano i conigli per comprare un po’ di sale, lo zucchero e l’olio, tutto ridotto a spiccioli, e quasi nient’altro. Gli uomini fuori potavano le viti e le piante, raccoglievano le verdure e nella stalla governavano gli animali, preparavano gli attrezzi per la campagna, pulivano le verdure e facevano tutti gli altri lavori più pesanti.

La mattina prestissimo mio padre, con un grande carretto, tirato da una somarella, presa in prestito dal vicino, portava le verdure al mercato a Modena, distante quindici Km. dei quali il primo era una carreggiata pressoché impraticabile, ed altri cinque di strada sterrata, più buche e fango che sassi, mentre lo zio accudiva al bestiame e portava il latte al caseificio per il formaggio grana.

In estate poi le fatiche si moltiplicavano; dalla falciatura, essiccamento ed insilaggio del fieno alla falciatura, messa in covoni e trebbiatura del grano alla protezione della vite con acqua, calce e solfato di rame per salvare un po’ d’uva e di pomodori, tutto fatto esclusivamente a mano, con fatiche bestiali e risultati da minimo della sopravvivenza.

Mi piacerebbe riportare in seguito, una serie di episodi, riferimenti collaterali, personaggi e fatti, a volte con l’ausilio del nostro caro dialetto, ma con lo stesso stile e lo stesso scopo di illustrare fatti reali, momenti di vita vissuta, nella realtà di quegli anni, con le descrizioni dei soggetti, delle persone, degli usi e delle cose di allora, dei modi di dire, con il mio modestissimo modo di scriverlo, con l’obbiettivo forse troppo ambizioso di evidenziare nel modo più naturale e semplice possibile, anche se con grammatica e sintassi a volte imprecisa e complicata, la realtà della vita agreste di quei tempi ed i lontani ricordi dei protagonisti. 

In parte Tonino ha già riportato diversi episodi della vita di allora in questo blog. Forse ne aveva in mente altri ancora.. qualcosa vado trovando nel suo computer .. anche molti dati afferenti a ricerche di parentele . Spero di poter in futuro aggiornare questo blog con altri dati...

Grazie per la lettura 


sabato 12 gennaio 2019

Tonino ritorna ... con una selezione dei suoi post preferiti

Non scrivo da un po' di tempo su questo blog ed alcuni degli ultimi scritti non sono neanche completamente miei perchè mi ha aiutato mia figlia ... 

Da alcuni anni sono alle prese con diversi acciacchi di salute, non proprio cose di piccolo conto, ma che mi dicono essere tipiche di chi ha passato gli 80 da un po' . 

Però era un peccato non poter dire ancora la mia, chiaramente sempre con l'aiuto di mia figlia, segnalando quelli che sono gli scritti di questo blog a cui tengo di più e non si sa mai mi venga voglia di scrivere ancora qualcosa da condividere con voi .



Base di Progetto (Impiantistica Industriale)



La Base di progetto è quella fase, normalmente gestita dalla Direzione Generale, con l’assistenza degli specialisti per l’attività prevista, che, in seguito a ricerche di mercato, disponibilità, condizioni oggettive di mercato, di mano d’opera, di materie prime, di concorrenza, ecc., definisce, con preventivi di Budget, per ogni aspetto dell’iniziativa, l’opportunità di intraprendere l’investimento.
Fanno parte di questo lavoro, la definizione dei tempi necessari per ciascuna fase e ciascuna attività ed i costi relativi, tenuto conto di oneri finanziari e variabilità prezzi per tutto il tempo di progettazione, di costruzione, fino all’avviamento ed i tempi di ammortamento necessari.



Deve considerare tutte le attività correlate, materie prime, distribuzione, commercializzazione, parti di ricambio, manutenzioni, produttività, impatto sul territorio, sicurezza sul lavoro, disposizioni di legge (Vigili del fuoco, zone antisismiche, infermerie, mense ed utilizzo di tutte le risorse disponibili, da quelle umane a quelle logistiche e di parti di impianti di riutilizzo e simili.
Deve produrre una planimetria di massima per l’installazione delle parti di impianto, della dislocazione dei servizi, del dimensionamento di massima delle strutture, delle tubazioni, dei magazzini, con uno studio di fattibilità e soprattutto uno schema quantificato preliminare delle correnti dei fluidi dell’intero impianto per la successiva messa a punto degli schemi di processo, dei servizi e della strumentazione, indispensabili per il progetto di dettaglio.
Deve produrre il documento denominato Dati Base di Progetto, se non già esistente, che raccoglie tutti gli elementi di condizioni topografiche, geologiche e climatiche, caratteristiche delle reti servizi esistenti, dati vari di base ed in particolare una “Legenda” contenente tutti gli elementi, sigle, simboli grafici, normative, numerazioni, ecc. per il completamento degli schemi di processo e strumentazione da utilizzare nella fase successiva, la progettazione di base.

Solo con tutti questi elementi è possibile stabilire se l’iniziativa è economicamente valida ed in quanto tempo il capitale impegnato potrà essere remunerativo, in considerazione anche di strategie aziendali, di concorrenza, di eventi politico-aziendali, di validità del prodotto nel tempo e di possibili eventi negativi, di incidenti, di rese per invecchiamento dei processi e non solo.

     

venerdì 6 gennaio 2017

La progettazione per impianti industriali




Come accennato in IMPIANTI INDUSTRIALI: GESTIONE DEI PROGETTI la costruzione di un Impianto Industriale, che si tratti di cosa modesta o di opere complesse, nel campo della meccanica, della chimica, dell’ambiente, o di qualsiasi altra categoria, necessita sempre di un’ Organizzazione la cui articolazione sarà tanto più complessa e specifica quanto più i lavori previsti siano onerosi ed inseriti in altri complessi industriali e quanto più coinvolgano diverse specialità ed entità esterne o collaterali.

Questo articolo concerne una fase fondamentale per arrivare alla realizzazione di un Impianto Industriale:

LA PROGETTAZIONE

Questa a sua volta verrà suddivisa nelle sue fasi principali e precisamente in:

1) Base di progetto
2) Progettazione di base
3) Progettazione di dettaglio


Premessa generale.

Per installare un serbatoio, con due pompe e qualche tubo è chiaro che non dovrà essere messa in opera una struttura organizzativa come quella per l’installazione di un impianto di produzione di Ossigeno, di Zucchero o di PVC, oppure della costruzione di un magazzino e movimentazione di polveri.

Un corridore ciclista non necessita delle attrezzature di un palombaro e quello che serve per fare un allevamento di polli non assomiglia per nulla a quello che serve per produrre le gabbiette dello spumante.

E’ evidente che in ogni singolo caso occorrono specialisti, progettisti ed organizzazioni di progettazione idonei al caso e quindi di diversissima entità e tipologia, ma la traccia di queste note può accomunare molti processi.

L’oggetto di questo scritto si riferisce alla progettazione per la costruzione di impianti medio-grandi, del tipo :
  • ferriera (Acciaieria, Decapaggio, Zincatura)
  • ambientalistica (Forni Inceneritori, Fanghi) 
  • servizi (PipeLine, Laboratori Chimici, Impianti Pilota, Reti Vapore, Antincendio, Acque di Raffreddamento, ecc.). 

Sono invece esclusi i grandi progetti, come le linee di produzione di automobili, piastrelle, componenti telematici, machine da cucire e simili, che comportano un maggiore impegno ed una conoscenza più specifica.




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