C’è un periodo nella vita in cui si manifesta l’attitudine a scrivere, ricavando e copiando dal mondo esterno,
dallo studio, dallo sbocciare dei primi sentimenti amorosi, da vicissitudini
particolari, felici o dolorose, riportando le impressioni, i sentimenti, quel
che ci ribolle dentro, su carta, sui muri, nelle agende, come bisogno di
fissare fatti, preoccupazioni, gioie ed esternare il proprio stato ed i
propri pensieri.
Non è solo quello che vediamo scritto sui muri, nei pressi dell’abitazione della ragazzina conosciuta di recente “Ti amo, Lucia!”, né il concerto dell’usignolo per richiamare la femmina, ma anche il dolore per la perdita di una persona cara, di un detenuto che brama la libertà o il giubilo per un evento positivo.
Un poeta, uno scultore, un musicista o un pittore ed altri artisti sono persone che riescono a fissare i propri pensieri, con scritti, quadri, monumenti od altro nel modo più adatto per esprimere i propri sentimenti in un’opera che trasmette ai posteri, in modo continuativo, a volte per tutta la vita e non solo in gioventù.
