Entrare nel mondo di Tonino

Home
Chi sono →la storia di Tonino
Diario → ricordi e vita contadina
I miei hobby → curiosità, manualità e fantasia
Lavoro → esperienza tecnica e professionale
Enichem Ravenna → parte industriale e tecnica

Un ringraziamento ai lettori del blog

Tonino non è più con noi, ma questo blog conserva ancora molte cose di lui: i suoi interessi, le sue curiosità e il suo modo di guardare il mondo.
Queste pagine restano come una piccola traccia viva del suo passaggio.
Grazie di cuore a tutti quelli che lo hanno letto, commentato o che lo leggeranno in futuro.

Visualizzazione post con etichetta Enichem. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Enichem. Mostra tutti i post

martedì 28 ottobre 2014

IL POLIFUNZIONALE

     All’inizio degli anni ’80, nello Stabilimento Petrolchimico di Ravenna, sorsero alcune iniziative riguardanti la ricerca di nuovi prodotti di chimica fine ed altre sostanze che sul  mercato lasciavano intravedere buone prospettive e per diversificare le produzioni in campi diversi dai prodotti base che inizialmente avevano caratterizzato lo Stabilimento con la produzione di gomma sintetica,  concimi e successivamente di derivati vinilici come il PVC. 

     L’interesse verso prodotti sofisticati per la produzione di lenti a contatto ed altri prodotti di ottica, determinò una corsa frenetica per giungere primi alla domanda del mercato e portò l’ENI alla costruzione di un primo impianto per la messa a punto delle tecnologie e l’affinamento di prodotti, con impianti pilota per completarne la ricerca. 

     Nell’isola 5 venne costruito un primo grande fabbricato di sette campate di quattro piani, completamente dedicato a tale attività, con due campate di apparecchi ed attrezzature del tipo pilota, destinati alla ricerca e gli altri per la produzione in semiscala o comunque di affinamento delle tecnologia per centrare meglio i conseguenti impianti di produzione. 

    Io ero stato nominato Capo Commessa per realizzare questa iniziativa in sostituzione di un collega che aveva lasciato l’incarico per altre mansioni, ma anche per le difficoltà nell’avanzamento del lavoro, dovute al mutare delle basi di progetto da parte dei responsabili dei processi chimici. Tali aspetti seguirono fortemente anche con me e le variazioni furono tantissime, con i relativi aumenti di costi e di tempi per l’azzeramento di quanto superato.




giovedì 28 novembre 2013

IL FORNO INCENERITORE DI SFIATI (FIS)

All’ANIC, il Petrolchimico di Ravenna, nei primi anni 80, l’Impianto Trattamento Acque (TAC) dell’Isola 17, si completò con un altro Impianto, il TAS, Trattamento Acque di Scarico, all’esterno della fabbrica, nella zona antistante all’Isola 19, per la purificazione delle acque di scarico dallo Stabilimento, per riconfluire nel canale Candiano e quindi nel Mare Adriatico.

Questo Impianto non solo separava i fanghi dalle acque nere, ma anche gli oli ed i prodotti organici ed idrocarburi vari. Dopo una prima fase di chiarificazione, seguiva il loro trattamento per la separazione dei componenti fisico-chimici con l’immissione di prodotti per la loro neutralizzazione (calce, acido cloridrico e vari altri), le parti solide e gassose venivano separate per inviarle alla bruciatura in appositi Forni, mentre le acque, dopo averne riportato i vari parametri entro i valori stabiliti dalla Legge, venivano scaricate a mare.
          
  La mia descrizione è solo indicativa e piuttosto imprecisa, tanto che un esperto in questa materia mi potrebbe facilmente rimproverare di grossolanità, ma il rigore con cui venivano controllati gli scarichi e le emissioni all’atmosfera, tramite un attrezzatissimo laboratorio chimico-fisico ed i prelievi sistematici dei campioni, garantivano che i valori delle parti “inquinanti” restassero entro i limiti che di tanto in tanto venivano aggiornati in calando dalle Autorità di controllo.

      Io avevo già svolto lavori per altre ditte per la costruzione di tubazioni che passavano o confluivano negli impianti di questa Unità, ma mai direttamente. La collaborazione diretta per aggiornamenti planimetrici, di schemi, di siglature di apparecchiature e simili, cominciò nell’Ottobre del 1999.

   Nel Febbraio 2000, la Soc. AMBIENTE mi affidò l’incarico di Project Manager per il costruendo Forno Incenerimento Sfiati (FIS) da adibire alla bruciatura di tutti gli sfiati atmosferici dell’ANIC che prima venivano inviati nella Torcia dell'isola 19, la quale, per tutti i nuovi impianti aggiunti nel tempo non bastava più, sia per le quantità che per la qualità delle emissioni. Fu completata la raccolta degli scarichi, in un unico collettore di 500 mm fino all’ingresso, fra ANIC ed AMBIENTE e da qui fino all’inceneritore.


       Il progetto originale che era stato eseguito inizialmente da un’altra Ditta, fu interrotto e inglobato nel mio contratto, per il completamento, l’ultimazione e l’aggiornamento degli schemi, l’esecuzione di tutta la progettazione meccanica, disegni di montaggio ed isometrici compresi, assieme al coordinamento delle altre specialità ed al coordinamento per la Sicurezza, insomma un pacchetto complessivo che per il periodo dall’01/03/2000, si protrasse fino all’ultimazione il 31/10/2001, con un impegno intensivo, come mai fino ad allora avevo sostenuto.

 Il Coordinamento per la Sicurezza, in particolare, mi coinvolse in modo massiccio, anche perché era la prima volta che lo esercitavo da quando, un anno prima, avevo fatto il corso relativo. La Direzione Lavori fu attrezzata in un modulo per Uffici di Cantiere, nei pressi dell’Area di Lavoro, fu definita l’Area di Cantiere, recintata e misi a punto un disegno, con la viabilità con tutte le indicazioni regolamentari, gli ingressi, le indicazioni di legge, la cartellonistica, ecc. Gli schemi furono aggiornati, in collaborazione con i Tecnici di AMBIENTE; i disegni di montaggio furono ripresi e completati dopo aver riposizionato le apparecchiature in base agli ingombri e all’operatività del personale addetto, tenendo conto della necessaria manutenzione, smontaggi, ecc.

     Dai disegni di montaggio furono ricavati i disegni isometrici costruttivi delle tubazioni, con l’aggiunta della strumentazione fornita dai relativi addetti, dopo aver verificato il possibile allacciamento delle utenze elettriche e l’illuminazione. Con i responsabili della manutenzione furono ubicati i dispositivi di Sicurezza ed antincendio e furono confermati o adattati i percorsi di scale, di accessibilità per le manovre di valvole, strumenti, i comandi da Sala Controllo, ecc.

     Con i montaggi furono controllati ed adeguati i percorsi delle tubazioni, la loro smontabilità, i supporti, le protezioni delle parti a temperature elevate, l’agibilità delle manovre da eseguire, in particolare per le emergenze, in caso di disfunzioni, di pericoli o di incendio.
 
     Per il coordinamento della Sicurezza, furono seguiti il rispetto delle norme stabilite dal Piano di Sicurezza, l’uso dei mezzi di protezione, il controllo giornaliero di tutti gli addetti alle operazioni, il rispetto delle normative di Cantiere e l’impiego appropriato di utensili, saldatrici, scale, accessori ed ogni aspetto, compresa la corretta circolazione di tutti i mezzi di trasporto di accesso e di uscita dal Cantiere e la cartellonistica necessaria.

Grande rilievo ebbero i lavori di posa e controllo della strumentazione con la loro messa a punto e riscontro sistematico. Alla fine del lavoro vennero smontate tutte le opere predisposte per eseguire i lavori: ponteggi, protezioni ed accessori, completate le ringhiere, le coibentazioni e le verniciature.

     Si ebbe un solo piccolo incidente: durante lo smobilizzo; da un secchio di colla liquida, quasi vuoto, sfuggito di mano, uno schizzo di rimbalzo colpì ad un occhio un addetto. Visitato al Pronto Soccorso di Fabbrica, fu ripulito e dimesso senza altri interventi e conseguenze.

     Questo lo riporto perché l’attenzione, non basta solo nel lavoro, ma anche quando uno ha finito! Il pericolo è sempre in agguato e ognuno che va al lavoro, per tutti i lavori, deve sempre ricordarsi che al lavoro ci si va con l’obiettivo di tornare a casa alla sera, sano e salvo !.

      Alla fine di questo lavoro la messa in esercizio fu regolare e per me, dopo gli “As-built”, l'aggiornamento dei disegni, a fine anno, come da contratto, l'impegno in AMBIENTE, adesso HERA, era terminato.

    Da questo impianto ho ricavato la foto-simbolo del mio blog, in cantiere davanti ad un grande ventilatore di alimentazione dell'aria per la combustione degli sfiati.

venerdì 12 aprile 2013

ENICHEM RAVENNA: FINE DI UN'EPOCA - Parte quinta


Smantellamento di isole produttive Enichem Ravenna

Con la quarta parte del racconto della mia esperienza lavorativa all'Enichem sono giunto al 1985. Dal primo capitolo relativo alla nascita dello Stabilimento ANIC di Ravenna, al secondo che ne racconta l’assestamento, il terzo che ne descrive l’espansione ed il quarto che segna un periodo di evoluzione, concludo il mio racconto della mia esperienza lavorativa all'ANIC di Ravenna, con questo ultima parte che giunge fino al mio prepensionamento, alla fine del 1987. Questi ricordi, si riferiscono a tutti i miei oltre 33 intensissimi anni di lavoro nello Stabilimento. 

Nell'ultimo periodo, dal 1985 al 1987, si ebbero imponenti uscite di personale, che inizialmente furono “incentivate” generosamente per lasciare il posto di lavoro, con prepensionamenti e sostituzioni da padri a figli in fabbrica. 

Poiché all’inizio nel ’57 quasi tutto il personale era stato assunto della stessa età, compreso fra i 22 – 26 anni, alla fine, una grande quantità di persone giunse alla pensione contemporaneamente. Da qui gli incentivi per alleggerire, rallentare e gestire l’esodo, onde contenere il rischio di creare grandi settori di “svuotamento” indiscriminati, con perdite consistenti di “esperienze” insostituibili, di tendenze a difficili ed utopistiche autonomie e necessità di tamponare scompensi e disfunzioni. 

L’economia italiana non era più in espansione come negli anni precedenti, varie tipologie di prodotti non erano più richiesti, forse la ricerca non fu più così attiva e cominciarono i primi cedimenti. La necessità di liberarsi di produzioni obsolete o ritenute non più appetibili, la decadenza di altri stabilimenti diedero il via a vendite e dismissioni di parti importanti della fabbrica, come l’Acetilene, il CVM-PVC (Enoxi), la Ricerca, il Polifunzionale, tutti i Fertilizzanti (YARA), il Cementificio (Barbetti), il Frazionamento Aria (IGI), ecc. 

Questi scorporamenti determinarono la frantumazione in tante estranee proprietà, molte straniere e portò a vicissitudini che andavano verso una difficile sopravvivenza. 

Con molti settori di mercati in crisi, con esuberi di personale, con difficili previsioni per il futuro e di adeguamenti a situazioni ed interessi interni sempre più contrapposti ma decantati come globalizzazione, vennero a perdersi molti validi aspetti organizzativi e consolidate regole comuni.

Soprattutto prevalse l’affievolimento del credere nella chimica in Italia, mettendo a repentaglio i pilastri fondamentali che avevano fino ad allora garantito la stabilità, le prospettive, il benessere ed il prestigio italiano nel mondo. Lo stabilimento soffrì anche pesantemente degli effetti di “Mani pulite”, con la morte di Gardini. 

La mia narrazione che nella prima parte era iniziata come attività diretta, era poi proseguita in modo un po’ più settoriale per il tipo di lavoro svolto ed anche successivamente avevo rimarcato sempre più i soli aspetti del mio lavoro diretto, pur essendo tutti inseriti nel contesto aziendale generale, come quello del CVM-PVC. Così fu per Enoxi, in cui io continuai a lavorare pressoché autonomamente, pur essendo parte dell’Ufficio Tecnico, rimasto Enichem. 

Molte attività vennero smistate all’esterno, come la Progettazione, la Manutenzione, la Strumentazione, i Servizi di portineria, ecc. La tendenza all’autonomia si allargò ad ogni settore. Ognuno credette di poter fare da sé, anzi venne ritenuto uno snellimento burocratico, ma a volte si rivelò come il segare il ramo dell’albero su cui si era seduti. 

Restarono ancorati alla base ANIC i servizi in generale e le Gomme (ENICHEM Polimeri-Polimeri Europa). I cambiamenti convulsi, l’accaparramento dei tecnici, gli armadi pieni di documenti che restarono senza il titolare prepensionato, gli archivi disegni che andarono svuotandosi delle “memorie storiche” e sempre più in bilico fra centralizzazione e suddivisione. 

Parte importante della documentazione si disperse con l’uscita della “vecchia guardia”. In questo contesto anche il sottoscritto, dopo una vita trascorsa in ANIC lasciò il lavoro per continuare dall’esterno, alla fine dell’87. 

Gli avvenimenti in quest’ultimo periodo, nella fabbrica furono molto tumultuosi, incomprensibili e di non facile individuazione, da clima di quando la nave affonda, che fu pressoché impossibile conoscere di ciascuno, il percorso, la vendita, la svendita e soprattutto l’obbiettivo generale, che stava dietro a questa forma di diaspora. 

Come quella del Cementificio, acquisito dalla Aldo Barbetti, per farne un deposito, licenziando quasi tutto il personale, ma più in generale la trasformazione in atto ormai in campo nazionale dell’evoluzione dell’economia verso la liberalizzazione, la privatizzazione, l’accentramento di enormi poteri, quasi a costo zero, in mano a pochi potentati, liberi di fare ognuno i propri interessi, spesso contro quelli dei confinanti, della comunità e del paese

 Nel suo complesso, fu che la Chimica in Italia, da Ferrara a Mestre, da Manfredonia a Gela, da Porto Torres a Ferrandina, Assemini, ecc., non interessando più a nessuno, fece un grande salto all’indietro, che i governanti chiamarono “il nuovo che avanza “! 

Lo scopo per cui era stato abbattuto l’aereo di Mattei era raggiunto. La parte che riguardava la mia presenza in fabbrica finì qui. Ora la vecchia ANIC si chiamava versalis !


Frammentazione ANIC RAVENNA
in tante  piccole società


domenica 3 febbraio 2013

ENICHEM RAVENNA: L'EVOLUZIONE Parte 4°


Il periodo dal 1981 al 1984, vide profondi cambiamenti ed evoluzioni dello Stabilimento che fino ad allora si era espanso in modo monolitico, con diversificazioni di prodotti, la creazione di laboratori di analisi, di un primo insediamento di Chimica Fine (Polifunzionale), di abbandono di parti obsolete, quali lo Stirolo, l’Acetaldeide, l’Acido Acetico, il CVM, il PVC in massa, l’Acetilene, l’Acido Nitrico e il sorgere di altri impianti quali l’Enoxi, il Diolo, il Dicloroetano, l’Ossiclorurazione, Ecofuel, altre gomme tipo SOL, nuovo Butadiene, ecc. 
Il Trattamento acque di scarico (TAC) si estese all’esterno con il TAS per il trattamento fanghi ed inceneritori. Le pensiline a mare si equipaggiarono per lo sbarco-imbarco di nuovi prodotti e materie prime oltre all’imbarco via nave dei concimi che nel frattempo si erano ampliati e modificati dai primitivi Solfato e Nitrato Ammonico con i concimi complessi ternari N.P.K. 

Questa breve carrellata è comunque molto carente, perché vissuta dall’esterno, ma nei particolari ogni prodotto, ogni Impianto, ogni Servizio si era esteso, completato ed aggiornato. Anche le varie Attività si erano diversificate. 

Il nome originale di ANIC era mutato in EniChem (dal 1980), poi EniMont (nell’87), mente la SCR, per i derivati vinilici, veniva distaccata, col nome di ENOXI (nell’82), [Dr. Fronzoni] e la Chimica Secondaria (Polifunzionale, Diolo, RAV 7, Anox20 ed Alkanox mutarono in ENICHEM SYNTHESIS nell’83, [Dr. Gualandi]. Anche le date sono appena indicative. 

 Le mie funzioni, in questo periodo, oltre al Tecnico di Turno (dal ’66 all’83) ed al Tecnico di collegamento dal ’83 all’87), restarono invariate, con una parentesi importante: per il Polifunzionale (dall’’82 all’85) periodo in cui ho svolto la funzione di Capo Commessa e responsabile della progettazione meccanica delle prime sette campate dell’impianto di quattro piani [Magnoni-Gualandi]. 

In ambito ENOXI la mia attività era continuata, in particolare con nuove colonne di strippaggio, BlowDown ed una nuova e più grande autoclave per il PVC/S, da 70 mc, il doppio delle precedenti, la R 1002, nata come pilota, ma quasi subito seguita da altre tre (R1003-4 e 5 ) per l’insperato successo della prima che era valsa a mantenere in vita a Ravenna il migliore PVC. 

Nel 1982 avevo anche avuto la medaglia d’oro per i 25 anni in ANIC . 



Dal 1984 inoltre, per mia vocazione, avevo intrapreso un’intensissima attività di elaborazioni a Computer di funzioni di disegno (AutoCAD), di programmazione in Basic (GWB), di calcolo computerizzato (Multiplan, poi Lotus ed infine EXCEL) e di scritture (WORD).

Era il risveglio della mia vecchia passione per la radiotecnica, che mi aveva attirato, dalla Radio a Galena del ’44, nel ’56 verso l’Elettrotecnica ed elettronica, culminata nel ’60 con un corso di Radio e TV (Radio ELETTRA – Torino). 

Quando mi resi conto della potenzialità che avevano questi strumenti per un tecnico, (avevo visto in una Fiera a Bologna, uno che faceva disegni con un computer), che quindi estendeva enormemente la potenza di calcolo e di grafica, con precisione incredibile, oltre alla scrittura “diretta” di documenti e lettere, ho capito che quello era il futuro della tecnologia. Nessuno dei miei colleghi allora se ne rese conto, neanche i miei capi. 

Il Commodore 64, serviva per i giochi. Era stata mia figlia Claudia, che doveva diventare la mia maestra, ad indicarmi un gioco, “Gli Spadaccini” usando un computer della Apple. Con il Commodore 64 ed il GWB (Basic avanzato da usare su Olivetti, con sistema operativo DOS), iniziai a tradurre, fase per fase tutta la mia attività di Tecnico Progettista, di gestione di commesse, di modulistica, ecc. 

Otto programmi di oltre 2000 righe ciascuno di programmazione interattiva, dove si poteva da un programma saltare direttamente in un altro, copiarne dati, aggiungere gli avanzamenti, gestire arrivi di materiali, gestire il personale per i disegni ed i montaggi, programmare tutte le attività. 
Per gli acquisti di macchinari e materiali, tubazioni, scadenze di fornitura, di installazioni, di fermate degli impianti, controllo costi; insomma di tutto quello che andavo facendo da anni manualmente.. Quando presentai quest’opera imponente, che avevo fatto a casa, di sera e di notte, al mio Capo (Ing. Bartoli), la risposta fu di spaventato netto rifiuto: quasi un’eresia! 
Qualche anno dopo, avrei utilizzato questo impegno nelle mie attività successive. L’Ufficio Tecnico dell’ANIC restò ancora, per diversi anni, presa in vari tentativi, prima di comprendere che su ogni scrivania doveva esserci un “Personal” e che prima bisognava formare la mentalità dei tecnici.

Raccontarle adesso queste cose, che i bambini nascono imparando ad usare il computer prima che a parlare, sembra quasi surreale.

giovedì 6 settembre 2012

ENICHEM RAVENNA: L'ESTENSIONE - Parte terza


Petrolchimico Ravenna
Gli anni che seguirono, dopo quelli descritti nei due capitoli precedenti, cioè dal 1963 al 1980, mi videro impegnato in modo massiccio e crescente nell’attività di progettazione e di capo commessa, fino all’ultimazione dei lavori relativi con l’utilizzo sostanziale dei disegnatori, designati di volta in volta in accordo con il Capo, Sig. B. Benocci, che per vari periodi assorbirono la quasi totalità dell’organico, fra i quali ricorderò Reggiani, Billi, Bandini A. (che sarebbe poi diventato capo degli Acetati), Balestra, Merendi, Fiori, Luciani, Spirandelli, Orlati, Rambelli, Rondinini, Barcellona ed altri.

Il mio inserimento in tutto questo lungo periodo fu impegnativo e continuo in tutta una serie di lavori, in particolare per gli ampliamenti susseguenti degli impianti 112 (Cloruro di Vinile), 115 (PVC in sospensione), 710 (PVC in massa) con annessi impianti di Cicli Frigoriferi, Reti di acque di raffreddamento, Parchi serbatoi, smistamenti di prodotti, impianti di pesatura, insacco, stoccaggio, ecc. 
Inoltre, e spesso contemporaneamente, per la parte Acetati, per gli impianti 113 (Acido Acetico, 114 (Acetato di vinile) e 117 Poliacetato comprendente le colle (Ravemul, ora Vinavil) e il “Blocco”, la gomma da masticare e l’Alcool Polivinilico.
Normalmente ciascuno di questi lavori consisteva in un preventivo di Budget iniziale, l’apertura della commessa di investimento e tutto il lavoro di progettazione, comprendente, con funzione di capo commessa, tutto il lavoro di progettazione diretta della parte meccanica, con l’ausilio dei disegnatori del medesimo ufficio, nonché il coordinamento delle altre specialità quali l’ingegneria civile, quella elettrica e quella strumenti. Il lavoro proseguiva con tutto l’expediting, per l’acquisto di apparecchiature, macchine e materiali per la parte meccanica, in stretta collaborazione con l’analoga parte delle altre specialità.
La messa a punto di Specifiche, Capitolati per gli Appalti, Data Sheets di Macchine, Apparecchiature, Strumenti, Dispositivi e parti Elettriche e Fabbricati. Tutti gli ampliamenti partivano con le rispettive Pratiche di Legge, alla fine della progettazione continuavano con i Montaggi, che cominciavano ovviamente con la parte Civile (Basamenti, Fabbricati, Fognature, Sale Controllo e terminavano con la strumentazione che, in fase finale veniva messa a punto per l’Avviamento delle nuove installazioni.
La parte Meccanica era normalmente la più consistente, mentre la parte Strumenti andò via via crescendo in funzione dell’automazione che seguiva col progresso tecnico e con l’apporto dell’informatica.
La fabbrica, nel suo complesso andava ampliandosi e completando delle quantità e dei tipi di prodotti richiesti dal Mercato. Il personale cresceva di pari passo fino a più di 4000 dipendenti e le officine, i magazzini, le manutenzioni si completavano delle strutture e delle articolazioni necessarie. Così i servizi, che parallelamente come mensa, infermeria, Vigili del Fuoco, Gestione Personale (Tecnica Direzionale), dopolavoro,ecc.
Non starò quindi qui ad elencare gli impianti che ho seguito personalmente, ma per fare un esempio, la produzione di PVC, passava da tre a oltre 30 autoclavi con circa due cariche/giorno ciascuna, rispetto alle iniziali di una carica/giorno. L’affinamento della tecnologia, in particolare la sorgente computerizzazione del controllo dell’acqua di raffreddamento, che passava dalla precisione di 1- 2 gradiC a 0,1 °C, permettendo di migliorare le qualità dei prodotti portandosi al top del livello mondiale.
Una importante nota, a favore del prodotto italiano furono, negli anni ’75 – ’76, per il PVC le azioni svolte per ridurre negli impianti e nei prodotti, il CVM residuo, altamente cancerogeno, fino ad una parte per milione. La sostituzione delle valvole con altre a sfera, più sicure, i grandi ventilatori, i collegamenti alle torcie e fognature e i controlli sistematici con rivelatori-analizzatori di CVM nell’ambiente, la tecnologia “a ciclo chiuso”, con pulizia automatica senza l’apertura delle autoclavi e la sostituzione del personale sempre presente con il monitoraggio costante e completo da Sala Controllo.
Questi innovamenti, portarono da un lato il miglioramento delle condizioni e quindi della salute dei dipendenti e dall’altro la crescita tecnologica dell’impiantistica. Personalmente significarono esperienza tecnica, prima categoria come trattamento economico, la casa al Villaggio ANIC nel’63, la funzione di Capo Commessa (Project Manager), per lavori di primaria importanza e dimensione.
Ho seguito prima, sotto la direzione dell’Ing. Visioli, da Milano, come accennato nella seconda parte, il montaggio degli ampliamenti di CVM e PVC (alla SCR), per restare in costante contatto per tutto il periodo della costruzione. In seguito, negli anni ’65 – ’67, quale progettista di Ufficio Tecnico, ho seguito i nuovi impianti per 112 R 9, 115 R11 e 21, 114 R 101C e 117 R 4, oltre alla funzione di Tecnico di Turno, per il disbrigo notturno e festivo, di precedenze, disfunzioni ed emergenze, di carattere generale di Stabilimento.
In questi anni la vecchia guardia dello Stabilimento cede il passo alle nuove leve, in linea con l’evoluzione politica nazionale, con un certo rilassamento rispetto alla iniziale rigida direzione aziendale. Il primo impianto che ho seguito interamente da solo, nel ’70, come progettazione e costruzione (con GC. Montanari) è l’Impianto Terpolimeri, un tentativo di PVC in emulsione che però dopo non trovò un adeguato sbocco commerciale e venne presto abbandonato.
Seguirono altri impianti, fino al 115 R5 e 112 R11, nel ‘78. Dal punto di vista della tecnologia grafica si passa dalla matita al “Rapidograf”, dal regolo calcolatore, alla calcolatrice e dalla penna ad inchiostro alla macchina da scrivere. Non è più solo la “Lettera 22”, ma potenti macchine da scrivere le “bozze” di lettere e documenti (delle segretarie). Si  va inoltre affinando la modulistica tecnica e gestionale, che resta però tutta manuale e quindi tecnicamente primitiva. 





martedì 7 agosto 2012

ENICHEM RAVENNA: L'ASSESTAMENTO - Parte seconda

Anic Ravenna anni '60. Impianti methane cracking
Continuazione di "ENICHEM RAVENNA (ex-Anic) - Parte prima"

L’Ufficio Collaudi, che nel primo anno era volto ad esaminare e smistare l’enorme mole di materiale arrivato, si tramutò, pian piano in entità di archivio delle schede del macchinario ed apparecchi installati, per impianto, per tipologie, per items, per ordini, in modo da costituire il centro di raccolta delle anagrafe di ciascun componente.

Questo Data Base doveva servire per identificare tutte le caratteristiche di ciascuna macchina o apparecchio, compresi manuali, certificati di garanzia, dati di collaudo, disegni e dati anche quando, per l’ambiente di lavoro corrosivo, fossero sparite le targhette applicate sulle stesse e di costituire un archivio tecnico per i ricambi e una futura manutenzione preventiva. Per avere un’idea della dimensione, i soli motori elettrici erano più di 10.000.

Furono fatti i disegni planimetrici con la loro dislocazione, con la sagoma e la relativa siglatura, per ogni impianto, in ciascuna delle 28 “isole” per l’identificazione ed un elenco di ciascun gruppo di elementi uguali, per la determinazione dei ricambi da acquistare.

Questa fase riorganizzativa coinvolse vari disegnatori ed addetti per molto tempo. Ancora una volta io mi trovai imbrigliato nelle “scartoffie”, che, per quanto utili, non erano il massimo delle mie aspirazioni e rischiavo di impantanarmi sempre più nella burocrazia.

Intanto nella Fabbrica si andavano completando parti accessorie di impianti, quali la preparazione di catalizzatori, i centri distaccati di manutenzione, i servizi logistici, la mensa, i parcheggi, i magazzini dei prodotti e dei ricambi, ed altri, mentre si completavano fognature, coibentazioni, la sottostazione elettrica e, in sostituzione di una piccola caldaia provvisoria stava sorgendo un’imponente centrale termoelettrica, di tre gruppi, con tre alti camini, per la produzione di vapore e di energia elettrica.

Da questo punto il racconto proseguirà in modo più specifico sul mio ruolo personale, ovviamente, non potendo spaziare su tutto quanto veniva evolvendo, ma quanto descritto, penso ugualmente, può essere immaginato per ogni altra attività. Mi scuso pertanto per quanti mi leggono, ai quali nomi, impianti, attività, ecc. non possono avere grande rilievo.

Alla fine Gennaio del 1962 fu costituito l’Ufficio Tecnico. Con l’Ing. Di Mattia le cose per me cambiarono completamente. Dopo qualche riadattamento fra gli addetti dell’ex Ufficio Collaudi, fu costituita la base del nuovo ufficio con quattro elementi principali: Benini alle gomme (Polimerizzazione, Butadiene), Bombardini ai derivati acetilenici, (Acetilene, Acetaldeide), io ai derivati vinilici (Acetati e PVC) ed Allegri ai servizi (CTE, Frazionamento aria, Trattamento acque e Pipe Rack). Sarebbero seguiti in seguito, per gli Azotati, Cerioni (Concimi, Gesso e Cementificio) e Rolli (Acido e Nitrico e Nitrato A.).

Nell’Aprile del ’62 fui inviato in Germania (Wacker Chemie a Burghausen in Baviera) con un gruppo capeggiato dall’Ing. Burrai, che sarebbe poi diventato Direttore di Stabilimento, con il Dr. Fronzoni che diventerà Capo dell’Enoxi ed il Dr. Aldrighetti che poi seguirà altre attività sempre nell’ambito dell’ENI.
Lo scopo era quello di acquisire tutte le informazioni tecniche per i costruendi impianti di Acido Acetico, Acetato di Vinile e Poliacetati, ossia Colle e Gomma da masticare. Le mie poche cognizioni di Tedesco, dalla scuola, ebbero finalmente una concreta applicazione.

Questo periodo mi fu molto fruttuoso, perché tali attività mi introdussero in modo concreto e dettagliato nel mondo dell’impiantistica della chimica, della progettazione, dei materiali, delle normative, della conduzione, della manutenzione e di tutti gli aspetti tecnici.

Al ritorno, Capo Ufficio Burrai, oltre a seguire lo sviluppo nella costruzione degli Acetati, dovetti seguire l’avanzamento anche degli impianti della Soc. Chimica Ravenna, (Acido Cloridrico, Cloruro di Vinile e Policloruro, ossia PVC), altro brevetto acquisito precedentemente dai tedeschi come per gli Acetati, diretto dall’Ing. Visioli il quale voleva o doveva rimanere a Milano ed aveva bisogno di un referente in campo.
Per tale funzione, per il completamento dell’Acido cloridrico, dei primi tre reattori del CVM e della linea A della polimerizzazione, mi mise a disposizione un telefono (Nr. 257), unico nell’Ufficio Tecnico, con lunghissime telefonate giornaliere ed anche questo mi portò un importante bagaglio tecnico nell’organizzazione delle attività, arrivi materiali, controlli, avanzamento lavori, delle disposizioni in campo e delle funzioni di coordinamento.

Intanto la produzione di fertilizzanti e di gomma procedeva così come la loro commercializzazione, in Italia ed all’estero, fino all’estremo oriente ed in Cina, con lo scambio di prodotti, del tipo concimi contro maiali. Parallelamente la ricerca di Idrocarburi ed in particolare di metano si espandevano dall’Adriatico a tutt’Italia e l’ENI andava assumendo, in campo internazionale, un ruolo di protagonista affiancandosi pericolosamente al monopolio delle “Sette Sorelle” dell’oro nero nel mondo.

Mattei seppe contornarsi dei maggiori esperti, non solo di tecnici impiantistici, ma di architetti, di esperti in ogni settore che lasciarono tracce evidenti, sempre guidati da principi che lo differenziarono da tutti gli altri imprenditori. I “Villaggi” per i dipendenti, le ferie gratuite a Borca di Cadore, dove edificò una magnifica chiesa ed il concetto che i dipendenti dovevano godere le ferie per tornare sereni al lavoro e non barattarle col denaro.

Borca di Cadore, Motel ENI

Borca di Cadore, villette per dipendenti ENI

La diversificazione delle attività in campo nazionale contribuiva a regalare a fine anno ai dipendenti, favolosi “pacchi regalo” di prodotti delle consociate, dalle coperte di lana ai detersivi, dai prodotti per la casa ai dolciumi, insomma la ricerca appassionata del consenso e del benessere generale.

Ma questa visione si spense tragicamente nelle campagne di Bescapè, il 27 Ottobre del 1962: l’aereo su cui viaggiava Mattei fu abbattuto.






mercoledì 9 maggio 2012

ENICHEM RAVENNA: LA NASCITA - Parte prima

Al termine dei miei studi, con il diploma, nel ’53 di Perito Industriale specializzazione Meccanica, avevo spedito tante richieste di lavoro alle maggiori società d’Italia, scelte da un elenco che mi ero preparato già da molto tempo prima. 
Fra queste l’AGIP, una Società del Gruppo ENI, recentemente formata per attività in campo petrolifero, con sede a Cortemaggiore (PC). Avevo sostenuto un primo esame, a S. Donato Milanese e in risposta mi dissero che sarei stato tenuto in considerazione per un nuovo stabilimento a Ravenna.
Nel frattempo ero stato assunto presso una fornace prima, con mansioni di officina di manutenzione ed in un secondo momento presso la scuola di provenienza l’Istituto Tecnico Fermo Corni di Modena presso la sede distaccata di Monfestino per le materie di Tecnologia e Disegno delle classi di Avviamento professionale.

In seguito alle indicazioni di cui sopra, il 02/11/1955, mi recai a Ravenna per sapere quando avrei potuto essere chiamato e a che punto era questa nuova Fabbrica. L’arrivo alla stazione fu piuttosto deludente. Un densissimo nebbione avvolgeva tutto quanto e, alla richiesta di dove fosse l’ANIC (poi conosciuta come  Enichem) nessuno ne sapeva nulla, solo un tale, molto dimesso, mi indicò un torpedone azzurro in partenza, verso… la nebbia.

Questa “corriera” dopo qualche chilometro si fermò davanti ad un monumentale ingresso: capii che era il cimitero. Era il giorno dei morti. Verso Est si scorgeva appena la sagoma di due grandi torri. Pensando che fosse l’ANIC, chiesi come arrivarci. Mi dissero che dovevo tornare alla stazione ed andare dall’altra parte perché in mezzo c’era un grande canale, il Canale Corsini. Replicai che per l’ANIC mi avevano accennato quel mezzo ed allora mi indicarono una stradina che andava verso nord. Le due torri erano della SAROM.
Mi incamminai lungo quella via; ai lati i grandi pini sparivano nella nebbia, il tutto ovattato, mentre in lontananza si udiva solo lo sferragliare di trattori o bulldozer, ma tutto era immobile, ne una persona, ne un cane, ne un uccello, nulla. Era proprio il giorno dei morti.
Dopo circa un chilometro la strada si interrompeva. Da un lato, da un box in lamiera uscì un omino, vestito il borghese, ma con un berretto con scritto: ANIC. Alla mia richiesta mi disse che stavano “già” preparando l'area e che dopo avrebbero fatto la fabbrica lì.  Scampa cavallo !. Ritornai malinconicamente a Modena piuttosto depresso. Sarebbero trascorsi sedici mesi, prima di essere richiamato.

Nel frattempo, avendo vinto un concorso in Ferrovia ero stato assunto a Bologna, ma per solo undici giorni, perché in seguito ad un’altra domanda fatta molto prima alla EDISON di Milano, mi ammisero al Corso di formazione per Neodiplomati a Pallanza, sul Lago Maggiore.
La decisione non fu facile, perché mio zio Gino Dallari, dipendente delle Ferrovie a Bologna, che mi aveva indirizzato a quel concorso e che ne aveva seguito tutte le fasi, era orgoglioso del fatto che io, col numero 1111 fossi arrivato secondo, si diceva sicuro che io avrei potuto seguire una carriera importante e mi andava magnificando con tutti i conoscenti.
Scelsi lo stesso la Edison perché il Corso, di dieci mesi, era già per tecnici specialistici, per la possibile assunzione di seconda categoria (tutte le Ditte assumevano il personale in terza categoria o come operai) e soprattutto con assegno mensile di 55.000 £, il doppio circa delle Ferrovie. Lo zio era deluso per la mia scelta, il mio povero zio, che morì a sessantun anni, sei mesi dopo la pensione, per tumore da amianto (delle carrozzerie dei treni).

Il Corso di 180 diplomati, per assumerne 150, scelti fra i migliori degli Istituti italiani, fu il periodo più bello che io ricordo della mia vita. Lo stridente contrasto fra la mia misera provenienza e l’ambiente in cui fui catapultato, mi procurò qualche difficoltà e dovetti metterci il massimo della mia attenzione nel “copiare” comportamenti, il vestire, il parlare, il mangiare, insomma dalla stalla alle stelle. Rimaneva la paura dell’esclusione.
Specialmente il parlare: dal mio dialetto emiliano, da come mamma mi aveva insegnato, all’Italiano dei colleghi, provenienti da tutte le regioni, fu il primo “salto”, faccio un esempio: se dicevo una barzelletta in dialetto ai miei amici a casa, tutti ridevano; se dicevo la stessa barzelletta in italiano ai miei colleghi ora, non rideva nessuno.

Alla fine fui assunto. Destinazione SALCI, una Società per Costruzioni di dighe, per centrali idroelettriche, che operava in alta Val Camonica, sotto l’Adamello, allora un ghiacciaio, alla quota di 2550 mt., ( La diga del PANTANO D'AVIO (1955-1956): prime esperienze di lavoro); seconda categoria, stipendio £.68.000.  Era una cifra favolosa per me. L’inverno tra il 1955 ed il 1956 fu terribilmente freddo. La conclusione di questo periodo, a diga quasi ultimata, avvenne nel Giugno del ’56. Su richiesta mia ottenni un esame alla Necchi, Macchine per cucire. Fui assunto: terza categoria, uguale stipendio. Addetto al miglioramento tecnologico delle macchine automatiche, torni, rettifiche, fresatrici, ecc.

Nel Gennaio del ‘57 mi richiamò l’ANIC. La Fabbrica stava sorgendo.

Anic Ravenna

Disbrigate le pratiche per l’assunzione, che ora era urgente, fui assunto il primo di Marzo: Ufficio Collaudi. Seconda categoria, 80.000 £ di stipendio, più la casa nel costruendo Villaggio ANIC. Ero il n. 80 di oltre 3500 che sarebbero diventati dopo solo qualche anno, ma più di 1200 solo nel primo anno. Le ruspe stavano ancora lavorando.
Quando approdai all’ANIC era in allestimento la recinzione. Si stavano tracciando le strade interne. Cominciavano a sorgere i primi edifici, i magazzini, un agglomerato di abitazioni, dove fu approntato l’ “Ufficio Personale” e soprattutto enormi ponteggi per la costruzione delle allora altissime torri di raffreddamento e le grandi strutture metalliche per il Solfato Ammonico, per le Gomme, per la Centrale elettrica, per le “Sfere” del Parco serbatoi, per il Frazionamento aria, per il Trattamento Acque e le Officine.
Le attività erano frenetiche. Il primo anno fu una vita da pionieri. Ogni giorno arrivavano lunghe file di camion stracarichi di tutto: tubazioni, apparecchiature, macchine, motori, una marea di pali di rinforzo del terreno, poiché la fabbrica sorgeva sul terreno acquitrinoso del delta padano, strutture metalliche, di tutto e di più ed individuare dove ognuna cosa dovesse andare era problematico ed a volte impossibile.


Anic 1957 - Torre di raffreddamento in costruzione

Lo Stabilimento, allora di simile, in Italia, c’era solo la Montecatini di Ferrara, da cui provennero molti dei capi che gestirono egregiamente questa fase molto turbolenta, mentre tutti gli altri, a tutti i livelli, me compreso, faticavano a raccapezzarsi e questo stato contribuì molto a formare lo spirito organizzativo di ciascuno. Inizialmente lo Stabilimento era stato impostato per la produzione di gomme e concimi, solo dopo seguirono altre attività.
L’obbiettivo era di iniziare le produzioni base entro la fine dell’anno. Per quella data dovevano essere pronti tutti i servizi, aria, metano, vapore e tanti altri, compresi ovviamente gli impianti della gomma e dei concimi, ciascuno con i propri impianti accessori, come l’Acetilene, lo Stirolo, il Butadiene, l’Acetaldeide, il Parco Serbatoi, il Texaco, la Carbonatazione, l’Acido Nitrico, la prima parte dei Magazzini e la Sintesi Ammoniaca  con i grandi compressori Pignone e gli enormi motori rifasatori.
Il Pipe Rack, l’intralicciatura che correva a lato delle “Isole” per il collegamento delle tubazioni fra un impianto e l’altro fu il banco di prova per il riconoscimento degli elementi che componevano le linee per i fluidi più svariati e le montagne di flangie, curve, valvole, ma anche pompe e motori, ecc., erano ciascuna da riconoscere, da trovare, da stralciare dagli ordini, da verificare ed approntare per la loro definitiva destinazione, nelle 28 “Isole”.

L’obbiettivo fu largamente raggiunto. Il grande impegno mantenuto. Il progetto del Grande Enrico Mattei, uomo, prima che Capitano d’Industria e forse causa della sua disgrazia, era una realtà. Ravenna era cambiata. Da zona di pescatori e contadini era diventata la culla di un poderoso insediamento petrolchimico moderno, basato sul metano scoperto in mare e nel retroterra ravennate.

Enrico Mattei




Tra diario e hobby si ritrova un’Italia scomparsa

Se ti piace il mio blog, sostienilo unendoti ai miei Lettori. Grazie.