Entrare nel mondo di Tonino

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Un ringraziamento ai lettori del blog

Tonino non è più con noi, ma questo blog conserva ancora molte cose di lui: i suoi interessi, le sue curiosità e il suo modo di guardare il mondo.
Queste pagine restano come una piccola traccia viva del suo passaggio.
Grazie di cuore a tutti quelli che lo hanno letto, commentato o che lo leggeranno in futuro.

Visualizzazione post con etichetta Antonietta. Mostra tutti i post
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giovedì 21 luglio 2022

SCRITTI GIOVANILI di TONINO TOSATTI

C’è un periodo nella vita in cui si manifesta l’attitudine a scrivere, ricavando e copiando dal mondo esterno, dallo studio, dallo sbocciare dei primi sentimenti amorosi, da vicissitudini particolari, felici o dolorose, riportando le impressioni, i sentimenti, quel che ci ribolle dentro, su carta, sui muri, nelle agende, come bisogno di fissare fatti, preoccupazioni, gioie ed esternare il proprio stato ed i propri pensieri.

Non è solo quello che vediamo scritto sui muri, nei pressi dell’abitazione della ragazzina conosciuta di recente “Ti amo, Lucia!”, né il concerto dell’usignolo per richiamare la femmina, ma anche il dolore per la perdita di una persona cara, di un detenuto che brama la libertà o il giubilo per un evento positivo.

      Un poeta, uno scultore, un musicista o un pittore ed altri artisti sono persone che riescono a fissare i propri pensieri, con scritti, quadri, monumenti od altro nel modo più adatto per esprimere i propri sentimenti in un’opera che trasmette ai posteri, in modo continuativo, a volte per tutta la vita e non solo in gioventù.

venerdì 4 febbraio 2022

Otto marzo - Sonetto



8 MARZO

Tramonta rosso nella valle il sole
e insanguina le gemme rigogliose,
annunciano per l'aria già le viole
il rifiorir di messi prosperose.

sabato 26 dicembre 2015

Cercando la moglie perfetta; la ragazza misteriosa.


Mi fu chiaro subito che lei sapeva tanto bene ballare quanto io a fare la sfoglia, cioè zero. 

Non è che neanche io sapessi fare granché, ma la musica la sentivo bene specie quando era l’ora di fermarsi o di invertire la marcia.

Ballavamo e muovevamo i primi passi insieme, il tutto nel silenzio più assoluto di entrambi; provai a dire qualcosa, più per rompere il ghiaccio che altro. 

- Come ti chiami?
- Antonietta. 
- Ed io Tonino: perfetto! 

lunedì 21 dicembre 2015

Cercando la moglie perfetta; andar per balli paesani

Locanda "Al Cristo" di Sorbara

L' 8 Marzo 1952 era la festa della donna. Le ragazze dell’UDI distribuivano mazzetti di mimose. Un bel fiore giallo che simboleggiava l’emancipazione della donna. 

In un locale chiamato al “Cristo”, nei pressi di Sorbara in provincia di Modena, alla sera si ballava. 

I mezzi di trasporto, a quei tempi, specie per i giovani erano le biciclette. 

Tutt’attorno alla sala da ballo quella sera c’era un gran traffico di bici, che nessuno chiudeva, ammucchiate alla meglio e un’orchestrina, molto alla buona, preparava gli strumenti, semplici, ma efficaci.

Guido, il mio miglior amico fin dall’ infanzia, aveva lasciato una sua morosina, per così dire, poi aveva trovato un'altra ragazzetta nei pressi di Sorbara e mi aveva detto che lì “si trovava da far bene ..” , ecco perché anch’io quella sera mi trovai al ballo del Cristo

Ma Guido non c’era, forse era andato al cinema, o altro; il mio amico era pieno di iniziative!

Arrivai alla sala da ballo piuttosto presto e cosi mi misi a gironzolare tutt’attorno alla pista, per prendere confidenza con il nuovo locale. 

giovedì 24 aprile 2014

Una vecchia Topolino tipo C


All’inizio degli anni ’50 mio padre, dopo una brutta esperienza con un rudere di un furgone inglese anteguerra (una Hillman) preso per pochi soldi e che non valeva assolutamente nulla, si decise a comprare un’automobile. 

Il furgone non partiva mai, il cambio era una disperazione, delle portiere meglio non parlarne, mentre lo sterzo, quelle poche volte che funzionava poi non si raddrizzava più: il gioco di leve e trasmissioni era molto lasco, per dirla in breve traballava tutto. 

L’aveva comprato per portare la verdura al mercato, ma i quindici chilometri per arrivarci, con quel “mezzo”, diventavano spesso almeno il doppio. Per fortuna che sulle cosiddette strade del dopoguerra, il traffico era quasi esclusivamente di biciclette, ma a superare quelle senza sbatterci contro era impegnativo.

E quindi, dopo quell’ esperienza, si imponeva un nuovo acquisto. Sul mercato dell’usato, allora non ancora molto fiorente, mio padre trovò una Topolino tipo C che al confronto era un vero gioiello di ingegneria meccanica. 

Mio padre non aveva pretese ed era abituato a strade più adatte ai carri armati che alle automobili. In effetti scossava tutto ed il comfort era accettabile solo nelle stagioni miti, in assenza di pioggia e vento, neve e ghiaccio per via dei vetri, delle cerniere delle portiere, rivestimenti di sedili ed altre bazzecole. 

Bastava che partisse il motore e che solo dopo un paio di grattate si innestasse una marcia qualsiasi e tutto, con qualche saltone di partenza, si metteva a posto. 

Anche la patente per mio padre non era stata un ostacolo. Con l’aiuto di un amico che pazientemente gli insegnò le manovre fondamentali, dopo qualche prova in campagna in posti senza fossati e con l’esperienza fatta sulla macchina di prima, seguì l’iter delle guide e degli esami e alla fine tutto fu regolarizzato. 

Citerò un particolare che lui raccontava spesso. 

Un giorno mio padre andò a casa di mia moglie in campagna, con la Topolino, per vedere colture e frutteti. Finiti i giri ed i convenevoli d’uso, salì sulla macchina, tirò un poco il gas, staccò le marce e fece per avviare il motore. 

Ma questo, dopo vari tentativi, non partì. Allora chiese aiuto ai parenti se gli davano una spinta per farla ripartire.

Così, in quattro, si avviarono lungo una carreggiata dissestata, spingendo più che potevano, con gran fatica, ma quella non ne volle sapere. Stanchi e trafelati riprovarono più e più volte, ma senza alcun risultato. Allora si fermarono un po’ per riprender fiato.

Mio padre guardando bene il cruscotto, si accorse di qualcosa e facendo finta di niente dopo un po’, disse loro: riproviamo; adesso che si è scaldata dovrebbe partire.

 E cosi fu.

Ringraziò, salutò gli aiutanti felici del risultato e se ne tornò a casa guardandosi bene dal dire loro che nei vari tentativi precedenti si era dimenticato di girare la chiavetta di accensione !

Anch’io ho usato più tardi quella macchina.

Conservo ancora “le frecce”, acquistate a parte, che consistevano in due alette, con dentro una lampadina, che quando si azionava il comando si alzavano all’esterno dalla parte voluta, proprio come si faceva prima con il braccio e la mano andando in bicicletta.



martedì 28 gennaio 2014

I piaceri e le fatiche dell' orto.

Antonietta nel suo amato orto 

































Della mia passione per l'orto e le attività connesse, a cui mia moglie Antonietta ne ha dato un grande contributo, ho già accennato precedentemente , senza però dettagliare altri particolari.
     
Nel 2000, appena acquistato il piccolo appezzamento, come in tutte le attività che mi sono parse adatte, mi ci sono messo di impeto; a cominciare dalla costruzione di un capanno per le attrezzature, poi le recinzioni, tre cancelli d’ingresso ed un pò di piastrellature (40 x 40 cm) per raggiungere le varie parti dell'orto anche con terreno bagnato ed in inverno.

Prima avevo però portato molto terreno particolarmente sabbioso per compensare quello argilloso del fondo, con l’obiettivo di godermelo per una decina d’anni. Le prime cose che predisposi fu di piantare i frutti che necessitavano di vari anni prima di giungere al raccolto.         Metà dello spazio disponibile fu occupato, distanziando di 3,3 m le piante l’una dall’altra e nella scelta preferii quelle che conoscevo da piccolo. Anche le quantità andarono secondo le mie preferenze, così presi 5 meli, 5 peschi, 4 peri, 3 susini, 3 fichi, 3 noccioli, 2 albicocchi, 2 ciliegi, 2 caki, ed uno ciascuno di: mandorlo, ulivo, amarena, giuggiolo, nespolo, sorbolo, gelso, noce, nespolo giapponese, oltre a piante varie, come un pino particolare, un castagno, una sofora pendula, un alloro, un melo cotogno, un melograno, una magnolia, 4 oleandri colorati ed altri.  

     

Del pino racconterò un particolare: mio fratello aveva portato a casa dalla California una pigna gigante di circa 20-25 cm.     Trovai alcuni pinoli che erano quasi sferici e grandi il doppio dei nostri. Li seminai nell’orto di casa. Uno crebbe tanto che in 10 anni diventò più grande della casa alta sei metri. Aspettai che facesse le prime pigne prima di abbatterlo perché mi stava dissestando la palladiana del cortile.     Dai nuovi pinoli presi una pianta che ora è diventata alta più di 8 m  . 
Poi seguirono tutte le verdure: fagioli, patate, piselli,  ravanelli, pomodori, agli, cavoli, sedani, finocchi, carote, carciofi, bietola, asparagi, cipolle, vari tipi d'uva, fragole, melanzane, i miei cari meloni ed angurie, che crescevano in fretta, i peperoni, gli odori vari (prezzemolo, menta, basilico, rosmarino, rucola salvia, valeriana, peperoncino, alloro, origano), ecc.      
In particolare, per mia moglie, tantissimi fiori. Di fronte allo stradello che costeggia l’orto, per tutti i 65 m, distanti 1,5 m, tante rose di tutti i colori che in maggio sono bellissime. Ma poi astri, begonie, bucaneve, calle, campanelle rosa e celesti, ciclamini, dalie, fucsie, garofani, gerani, gigli, girasoli, ricini, gladioli, narcisi, oleandri, ortensie, petunie, ranuncoli, tulipani, tageti, zinnie, viole e molti altri ancora.
    Poi ho fatto un piccolo impianto per le irrigazioni, un pozzo di 3 m per l’acqua dolce (siamo in una zona al livello del mare, distante pochi Km), un telaio per alzare le cisterne (cubi da 1 mc) per la raccolta della preziosa acqua piovana e per il suo deposito perchè in estate non deve essere usata fredda ed un contenitore per macerare ad uso concime gli scarti, quali il fogliame, le parti verdi, la frutta caduta, ecc.

Adesso aspetto impaziente la prossima primavera, sperando che ci regali abbondanti frutti. Intanto, per tutti gli anni che sono trascorsi (14 anni), quanti buoni raccolti, malgrado le siccità, quanta frutta, quanti prodotti di ogni stagione; peccato che non possano continuare in eterno.
     

mercoledì 12 giugno 2013

La moglie e la scelta della camicia

La scelta della camicia
Nel vestiario io sono notoriamente un gran disordinato. Contrariamente a molte altre attività, nelle quali sono perfino pignolo, nei vestiti, dalle scarpe al cappello, sono una frana. 

Ci sono anche altre attività dove non sono del tutto perfetto e fra queste, oltre l’abbigliamento, c’è a volte il comportamento a tavola, dove tendo ad abbuffarmi velocemente. 

Debbo dire anche che io e mia moglie Antonietta siamo complementari, nel senso che il più delle volte quello che manca ad uno ce l’ha l’altro, per fortuna; inoltre delle mie mancanze non mi curo più di tanto e questo a volte crea qualche incomprensione. Per illustrare meglio il concetto riporterò un episodio, classico, ovvio fin che si vuole, ma in buona parte vero. 

Un giorno, io e mia moglie dovevamo andare presso dei nostri conoscenti che ci avevano invitato, per parlare di pratiche relative a delle nostre comuni attività. 

Mia moglie mi disse: cambiati la camicia. 

Ma se me la sono messa due ore fa, dissi io, già prefigurando come sarebbero andate le cose dopo. 

No, non va bene quella. Metti quella che c’e nella camera da letto. 

Andai nella camera da letto e vidi, con evidente contrarietà una pluralità di camicie: che ce n’erano ben tre. Una sul letto, una sulla sedia ed una terza nell’attaccapanni, tutte belle, perfette, per il colletto, il colore, le maniche, tutto. 

A me sembrava che ognuna delle tre fosse il massimo di quello che poteva servire. Pensai che quella sul letto fosse la più adatta, giudicando dalla posizione perché pensai che non si mette una camicia sul letto se non deve essere immediatamente usata, e mi misi quella. 

Noo, disse lei, quella no, non vedi. Metti quell’altra. 

Ne restavano due. Cercai di risolvere il dilemma con un am-bara-dam ciccì- coccò, ma anche questo tentativo fallì miseramente. 

Ora ne rimaneva soltanto una: non mi sarei sicuramente sbagliato. Io non riuscivo proprio a capire che differenza ci fossa dall’una all’altra, né per il colore, né per qualsiasi altro particolare, tuttavia questa volta sicuro di me stesso mi misi la terza camicia e mi presentai alla mogliettina per il verdetto. 

Ma come te lo devo dire, mi investì stavolta molto contrariata, come si fa a non vedere, lì, nell’armadio: è la prima lì davanti, in bella vista, che sembra dire prendimi che è poi è l’unica adatta per una visita! 

A me è restato il mistero di tale scelta, neanche fosse stata la sfilata di moda per mister mondo alla quale mai mi era sovvenuto di iscrivermi, a meno che non fosse avvenuto a mia insaputa nel qual caso avrei fatto fare a lei brutta figura, ma io proprio non mi sentivo proprio l’equivalente maschile di Noemi Campbell e poi non si era parlato di sfilate. 

Allora io presi la solenne decisione, con estremo coraggio, volente o nolente mia moglie, mi misi la camicia che lei mi aveva indicato ed uscimmo. 

Al ritorno mi sembrò che l’effetto camicia avesse fatto un’ottima impressione, perché i discorsi mai avevano minimamente toccato l’argomento e tutto si era svolto con grande pacatezza e con incoraggianti proposte sulle nostre future comuni attività.


mercoledì 29 febbraio 2012

Malessere-benessere

Ero un po’ in apprensione quella domenica. Strano. Non mi capitava quasi mai di essere preoccupato senza saperne di preciso la ragione. Uno strano senso di malessere, di intorbidimento, di oblio, misto quasi a paura. Forse avevo un po’ di febbre. No, la febbre dà altri sintomi, brividi e tremolii. No, non era la febbre. Forse era perché in settimana avrei avuto un compito in classe di italiano. Neanche.
Io mi autoreputavo di avere una discreta dose di fantasia e quindi qualunque tema mi fosse capitato, grammatica a parte, ero sicuro che avrei comunque trovato tanto da dire, caso mai il rischio sarebbe stato quello di scrivere troppo e quindi di fare più errori.
L’Antonietta, una giovane incontrata al ballo del suo paese, a diciassette anni, quasi una ragazzina, con la quale ci saremmo trovati alla sera e, più che ballare, avremmo giocato al solito, come il gatto con il gomitolo di lana. Ma no, che c’entrava, il problema non era lì.


Tra diario e hobby si ritrova un’Italia scomparsa

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