All’ANIC, il
Petrolchimico di
Ravenna, nei primi anni 80, l’Impianto Trattamento Acque (TAC) dell’Isola 17,
si completò con un altro Impianto, il TAS, Trattamento Acque di Scarico,
all’esterno della fabbrica, nella zona antistante all’Isola 19, per la purificazione
delle acque di scarico dallo Stabilimento, per riconfluire nel canale Candiano
e quindi nel Mare Adriatico.

Questo Impianto non solo separava i fanghi dalle acque nere,
ma anche gli oli ed i prodotti organici ed idrocarburi vari. Dopo una prima fase di
chiarificazione, seguiva il loro trattamento per la separazione dei componenti fisico-chimici con l’immissione di prodotti per la
loro neutralizzazione (calce, acido cloridrico e vari altri), le parti solide
e gassose venivano separate per inviarle alla bruciatura in appositi Forni, mentre le
acque, dopo averne riportato i vari parametri entro i valori stabiliti dalla
Legge, venivano scaricate a mare.
Io
avevo già svolto lavori per altre ditte per la costruzione di tubazioni che
passavano o confluivano negli impianti di questa Unità, ma mai direttamente. La
collaborazione diretta per aggiornamenti planimetrici, di schemi, di siglature
di apparecchiature e simili, cominciò nell’Ottobre del 1999.
Nel Febbraio 2000,
la Soc. AMBIENTE mi affidò l’incarico di Project
Manager per il costruendo Forno Incenerimento Sfiati (FIS) da adibire alla
bruciatura di tutti gli sfiati atmosferici dell’ANIC che prima venivano inviati nella Torcia dell'isola 19, la quale, per tutti i nuovi impianti aggiunti nel tempo non bastava più, sia per le quantità che per la qualità delle emissioni. Fu completata la raccolta degli scarichi, in un unico collettore di 500 mm fino all’ingresso, fra ANIC ed AMBIENTE e da qui fino all’inceneritore.

Il progetto
originale che era stato eseguito inizialmente da un’altra Ditta, fu interrotto
e inglobato nel mio contratto, per il completamento, l’ultimazione e l’aggiornamento degli schemi,
l’esecuzione di tutta la progettazione meccanica, disegni di montaggio ed isometrici compresi, assieme al coordinamento
delle altre specialità ed al coordinamento per la Sicurezza, insomma un
pacchetto complessivo che per il periodo dall’01/03/2000, si protrasse fino
all’ultimazione il 31/10/2001, con un impegno intensivo, come mai fino ad
allora avevo sostenuto.

Il Coordinamento per la Sicurezza, in
particolare, mi coinvolse in modo massiccio, anche perché era la prima volta
che lo esercitavo da quando, un anno prima, avevo fatto il corso relativo. La Direzione Lavori
fu attrezzata in un modulo per Uffici di Cantiere, nei pressi dell’Area di
Lavoro, fu definita l’Area di Cantiere, recintata e misi a punto un disegno,
con la viabilità con tutte le indicazioni regolamentari, gli ingressi, le
indicazioni di legge, la cartellonistica, ecc. Gli schemi
furono aggiornati, in collaborazione con i Tecnici di AMBIENTE; i
disegni di montaggio furono ripresi e completati dopo aver
riposizionato le apparecchiature in base
agli ingombri e all’operatività del personale addetto, tenendo conto
della necessaria manutenzione, smontaggi, ecc.
Dai disegni di
montaggio furono ricavati i disegni isometrici costruttivi delle tubazioni, con
l’aggiunta della strumentazione fornita dai relativi addetti, dopo aver
verificato il possibile allacciamento delle utenze elettriche e
l’illuminazione. Con i responsabili della manutenzione furono ubicati i
dispositivi di Sicurezza ed antincendio e furono confermati o adattati i
percorsi di scale, di accessibilità per le manovre di valvole, strumenti, i comandi da Sala Controllo, ecc.
Con i montaggi
furono controllati ed adeguati i percorsi delle tubazioni, la loro
smontabilità, i supporti, le protezioni delle parti a temperature elevate,
l’agibilità delle manovre da eseguire, in particolare per le emergenze,
in caso di disfunzioni, di pericoli o di incendio.
Per il
coordinamento della Sicurezza, furono seguiti il rispetto delle norme stabilite
dal Piano di Sicurezza, l’uso dei mezzi di protezione, il controllo giornaliero
di tutti gli addetti alle operazioni, il rispetto delle normative di Cantiere e
l’impiego appropriato di utensili, saldatrici, scale, accessori ed ogni
aspetto, compresa la corretta circolazione di tutti i mezzi di trasporto di accesso e di uscita dal Cantiere e la cartellonistica necessaria.
Grande rilievo ebbero i lavori di posa e controllo della strumentazione con la loro messa a punto e riscontro sistematico. Alla fine del
lavoro vennero smontate tutte le opere predisposte per eseguire i lavori:
ponteggi, protezioni ed accessori, completate le ringhiere, le
coibentazioni e le verniciature.
Si ebbe un
solo piccolo incidente: durante lo smobilizzo; da un secchio di colla liquida, quasi vuoto, sfuggito di
mano, uno schizzo di rimbalzo colpì ad un occhio
un addetto. Visitato al Pronto Soccorso di Fabbrica, fu ripulito e dimesso senza altri interventi e conseguenze.
Questo lo riporto perché l’attenzione, non basta solo
nel lavoro, ma anche quando uno ha finito! Il pericolo è sempre in agguato e
ognuno che va al lavoro, per tutti i lavori, deve sempre ricordarsi che al lavoro ci si va con l’obiettivo di tornare a casa alla sera, sano e salvo !.
Alla fine di
questo lavoro la messa in esercizio fu regolare e per me, dopo gli “As-built”, l'aggiornamento dei disegni, a fine anno, come da contratto, l'impegno in AMBIENTE, adesso HERA, era
terminato.
Da questo impianto ho ricavato la foto-simbolo
del mio blog, in cantiere davanti ad un
grande ventilatore di alimentazione dell'aria per la combustione degli sfiati.