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| Telaio per la tessitura della canapa |
Durante la guerra dal 1940 al 1945, le donne, nelle stalle, in campagna, nel modenese, filavano la canapa con la “rocca”, un bastone leggero, normalmente di pioppo, lungo poco più di 1 mt, sulla cui testata, appositamente divaricato in quattro, come da foto, si avvolgeva il “garzol”, un mazzetto di fibre di canapa, (nel bolognese chiamato anche Randello), preparato apposta, prima e ben rifinito dopo la “cardatura della canapa", prodotta nella zona con grandi fatiche e per fissarlo si copriva con un cappuccio conico, normalmente ricavato da una cartolina illustrata.
| Fusi - filatura della canapa |
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| Sommità della rocca per filare |
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| Il "Garzol", il mazzetto di canapa |


Il Telaio per la tessitura fu il più difficile dei modelli che abbia realizzato. Mi era venuto in mente di farlo all’inizio di Novembre, passando da Nonantola, con il cugino Renzo, col quale andai a misurare i resti del nostro vecchio telaio che alcuni contadini avevano ancora in cantina per supportare le botti del vino.
Ricordo ancora al mattino prestissimo, il forte tum tum –tum tum caratteristico della battitura del carro il “casso” per stipare il filo trasversale della navetta (la trama) sull’ordito longitudinale (i fili che dal subbio, il rullo anteriore andavano a quello posteriore del tessuto), il lato dove si trovava, seduta la tessitrice su di un longherone trasversale o su di una sedia.
Ho realizzato il modellino del telaio, con le indicazioni della mamma, della zia Verina e di altre anziane signore, specie per l’incrocio dei licci con i fili dell’ordito, mossi alternativamente in alto e in basso dai pedali ed anche se si tratta di un modellino funziona veramente. È stata un'impresa ardua ! Del resto mi diventa difficile far capire tutti questi nomi anche nella mia stessa descrizione, ma in fondo a questo post ho riportato la magnifica descrizione di tutte queste operazioni fatte da signore di Zola Predosa (BO), amanti di questi antichi mestieri che doverosamente ringrazio.
Il pettine, contenuto nel carro, è costituito qui da una lamina di politene sulla quale ho ricavato 90 tagli in 100 mm, cioè poco più di un mm per un pieno ed un vuoto: ho dovuto farne tre per averne uno integro. Conservo ancora un pezzo di pettine, allora fatto con stecche di canna, strette con robusta corda. Questi sono stati anche lungamente usati per “rigare” la pasta (i macaron col peten).
In tutte le fessure passa un filo dell’ordito che viene guidato da un sistema basculante azionato da due pedali in modo che alternativamente, uno sia spinto in alto ed il successivo in basso e così via per tutta la larghezza del tessuto, formando un pertugio triangolare, attraverso il quale la tessitrice lanciava la navetta, una specie di barchettina contenente una spola con il filo della trama, da sinistra a destra e, dopo aver invertito la posizione dei fili dell’ordito, con i pedali, cioè di quelli in alto con quelli in basso e viceversa, rilanciava indietro, da destra a sinistra la navetta facendo sì che i fili della trama si incrociassero formando il tessuto.
Il tessuto ottenuto era molto ruvido e si usava quasi solo per fare le lenzuola e gli asciugamani.












