domenica 3 giugno 2012

Antisismica


Anti sismica

L’argomento è tornato tristemente di moda negli ultimi tempi, dallo Tsunami in Giappone, al terremoto dell’Aquila, all’ultimo in Emilia. Per me il problema era già noto, se non per gli effetti, quanto per i costi, i tempi e le complicazioni relative avendo partecipato alla progettazione di un importante Impianto Petrolchimico in una zona della Romagna entrata recentemente in zona sismica.

Il preventivo di budget, redatto come per altri impianti simili in zone non sismiche, si trovò ben presto a fare amaramente i conti con
grandi carenze, di costi, di approvvigionamenti, di tempi, di spazi, di calcoli sofisticati e di controlli incrociati per possibili interferenze fra tubazioni, dispositivi e strutture di sostegno che mai prima mi avevano così duramente messo alla prova.

Pur trattandosi di condizioni di esercizio non gravose, per pressioni, salti termici, materiali ed altri fattori quali le condizioni atmosferiche e lo stato di marcia e di fermo, i calcoli previsti per le norme vigenti diedero ben presto risultati sorprendenti e, per portare un caso, lo scostamento di un tubo, da un punto ad un altro, che prima era di 5 – 6 mm, diventava di oltre 45 mm. Per una tubazione in ferro, di 24”, 610 mm, si ponevano problemi di sostegno, in sicurezza, di molto rilievo.
Nel suo complesso, le carpenterie, stimate inizialmente in 7 tonnellate, diventarono di oltre 22 tonnellate.

Questa premessa è per fare una più mirata riflessione sul problema. Ne valeva la pena ?.
Quanto pesarono sull’Impresa questi oneri ?.
Lo sforamento di quei costi poteva provocare il blocco degli investimenti per tutto l’anno successivo.
La mia risposta, alla luce di quanto si è detto, è: SI.

La legislazione sulla materia è ancora in notevole fermento, ci sono forse contraddizioni fra le norme emesse in regioni diverse, ci sono probabilmente molte cose da riponderare, sul collaudo degli edifici, sull’adeguamento dell’esistente, sulla prevenzione del rischio sismico, sui criteri di progettazione, sulla mappa nazionale di pericolosità, sull’involuzione per possibili burocratizzazioni che allungano i tempi di realizzazione, sui tentativi di snellimento degli interventi, sul livello di competenza della progettazione, sulle particolarità per Scuole, Ospedali, edifici strategici, tipologie impiantistiche ed altro ancora. Su ciascuno di questi argomenti si potrebbero scrivere libri.

Poi ci sono tutte le problematiche collaterali, quali le conseguenze del collassamento di infrastrutture, tipo le Ferrovie, i ponti, l’aggiornamento delle normative e le tipologie di sismicità in campo nazionale, dei materiali di impiego, dei dispositivi di protezione, dell’unificazione dei controlli, della riduzione in definitiva del rischio sismico. Scusate se è poco !. 

Ognuno dei temi indicati ha un costo, per questo ciascuno deve essere vagliato, esaminato criticamente ed anche dibattuto, ma l’aspetto più delicato è che ciascun intervento fa sempre riferimento ad un costo in moneta ed è sostenuto quasi sempre da persone che tengono troppo  conto del profitto immediato più che dei costi generali complessivi, dei costi dell’insicurezza, dei costi umani soprattutto. Ed è per questo che tutti questi problemi dovrebbero essere gestiti dallo Stato, da entità al di sopra dei singoli interessi, al di sopra di una certa politica.

E ci risiamo. Come per la gestione del territorio, per le frane, i trasporti, gli allagamenti ed altre calamità, dopo le troppe belle parole, dopo ogni triste evento, riemergono gli interessi e rivince l’egoismo. Questo per esprimere il mio pessimismo, ma fa da contraltare il fatto che le basi di queste leggi ci sono già. Basta metterci un po’ d’ordine e di buonsenso, un po’ di impegno e di perseveranza e sicuramente si potranno ottenere significativi risultati ed attutire gli effetti degli Tsunami, dell’Aquila e non aggiungere a questo mesto elenco, anche l’Emilia.

Quindi, quando la terra ha tremato, in mezzo a tanta disperazione di chi ha perduto casa e parenti, tanti lutti e rovine, il mio pensiero è corso al mio Impianto: se quel che è successo là dovesse capitare qui, quell’Impianto non causerà altre vittime.


3 commenti:

  1. Con una intelaiatura così potrebbe sopportare anche uno tsunami ... viva la sicurezza ! Andrea

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  2. Caro Tonino, pur non avendo le necessarie competenze tecniche, mi sembra d'aver capito almeno l'essenziale.
    Voglio dire, tu sottolinei (ed io sono più che d'accordo con te!) come la sicurezza sia alla base di qualsiasi investimento produttivo e di qualsiasi intervento in campo lavorativo.
    Quel che sembra un "fare in fretta", un "stare al passo coi tempi" ecc., si rivela purtroppo atteggiamento miope e foriero, spesso, di disastri umani e naturali.
    Investire in sicurezza è, insomma, sempre la politica migliore.
    Un caro saluto a te ed alla tua forte e generosa regione.

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  3. Caro Riccardo, mi fa piacere il tuo commento. I recenti avvenimenti dell'ILVA di Taranto, dimostra questi concetti ma purtroppo non è ancora abbastanza diffusa la mentalità, in generale, che spendere di più nella prevenzione e nella sicurezza, a lungo andare paga.

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