sabato 6 ottobre 2012

Andar per funghi.. spugnole, finferli e porcini


La passione dei funghi mi era stata trasmessa dalla nonna Rosina Gullini verso la fine degli anni trenta. In campagna, a Nonantola, allora gli unici funghi che si cercavano erano le spugnole (Morchelle); tutti gli altri non erano “funghi”!

Le spugnole sono dei funghi molto particolari, pregiati, anche se velenosi da crudi, ma con la cottura o l’essiccamento diventano
prelibati. Essi crescono solo per meno di un mese, a cominciare da circa il 20 di Marzo a seconda della stagione e dell’umidità del terreno, nel terreno piuttosto sabbioso, nelle pinete, vicino a vecchi olmi, pioppi e si mimetizzano con il fogliame e con la vegetazione in modo tale che la ricerca diventa molto difficile. Non crescono in terreni concimati e la loro presenza si conserva negli stessi posti, con poche variazioni.

Attualmente, qui da noi, parlo di Ravenna, questo tipo di fungo è diventato sempre più raro, forse anche per l’aumentata siccità e cresce l’ingelosirsi dei fungaioli che fanno di tutto per deviare l’attenzione di concorrenti dalle posizioni buone, facendo finta di niente o allontanandosi dal posto.

Non sono coltivabili, qui da noi, ma ne ho visto un tipo, tutto nero, in Francia, a Lione, che probabilmente veniva da coltivazione, vista la facilità con cui me ne hanno portato un gran piatto, solo lessato, ma che in verità non erano tanto buoni e soprattutto non avevano la fragranza di come li conosco io.

 Spugnole pineta RA
Le prime spugnole che nascono sono tante e piccolissime, quasi invisibili, poi, se la stagione è piovosa, ne viene una seconda buttata, di meno numerose, ma più grosse, poi una terza ed in particolare una quarta, magari di solo una ma molto grande, come quella della prima foto sopra.

Chi ha l’occhio per queste cose, individua facilmente il tipo di habitat in cui crescono le spugnole, che a volte, nelle pinete, non è molto comodo da raggiungere, fra i rovi, in mezzo alla prima vegetazione nascente, ma a volte anche vicino ai sentieri di campagna e all’inizio, se se ne trova una, quasi sicuramente lì vicino ce n’è qualchedun’altra. Ho detto tutto? Forse no, ma chi va per i campi non ha bisogno di alcun altro riferimento.

Ah, dimenticavo di aggiungere: la zona dove crescono i funghi, tutti, non va calpestata, razzolata, devastata, come fanno in troppi, ma percorsa delicatamente: il micelio, le radici e le ife dei funghi sono delicati e se si distruggono, dopo di funghi non ne vengono più. Le spugnole vecchie vanno lasciate lì. Portano le spore per la riproduzione.

Sfiandrina
Con mia nonna andavamo a cercare questi funghi, vicino ai fossati, fra i filari degli alberi, dappertutto, ma di altri funghi niente. C’erano, in particolare vicino ai pioppi seccati, in diverse stagioni dei meravigliosi cespi di sfiandrine (Pleurotus), di piopparelli (Agrocybe aegerita) e, sparsi qua e la dei prataioli (Agaricus), e delle mazze da tamburo (Macrolepiota procera) e tanti altri cattivi, come i funghi dell’inchiostro (Coprinus). E nient’altro, perché là tutto il terreno era coltivato e gli altri funghi che si trovavano non era commestibili.

Durante la guerra e gli studi, la mia attività di fungaiolo fu molto ridotta, salvo qualche parentesi primaverile, fino all’approdo a Ravenna. Durante le ferie, nel Villaggio ENI di Borca di Cadore (Cortina d’Ampezzo), con alcuni colleghi iniziai ad andare per i boschi in cerca di funghi Porcini (Boletus Edulis). Ben presto mi prese la mania dei funghi.

Porcini e Finferli
Non ero un esperto, né lo diventai mai, ma le mie ricerche si restrinsero a pochissimi esemplari. I Porcini (Edulis e Pinicola), i Finferli (giallini, galletti Cantharellus cibarius), gli Ovuli (Amanita Cesarea), le Manine (ditola gialla clavaria flava) e nient’altro, tanto per star lontano dai funghi velenosi, ma anche da russole, amanite, ed altri di difficile interpretazioni perché legati a tipologie di zona, non sempre facilmente identificabili dai libri.

Pur ridotti a questi tipi, la voglia di cercar funghi, collegata a quella di lunghissime escursioni in montagna, dove andavo soprattutto per riossigenarmi, dopo magari un anno di permanenza nell’atmosfera del Petrolchimico, crebbe, fino a diventare quasi l’altro unico motivo, a parte quello familiare, di fare le ferie in montagna. E mi piaceva andare da solo. Tutte le volte che sono andato con altri ci siamo sempre persi.

Il poter andare dove volevo io, senza vincoli, in mezzo alla boscaglia, fra dirupi e posti anche pericolosi, era il massimo delle mie aspirazioni. Normalmente partivo alla mattina di buonora; con la macchina andavo fino alla zona che avevo stabilito in quel giorno, e poi su, su, a piedi, con scarponi, berretto e bastone (allora non c’erano cellulari !), fino nei punti che pensavo o sapevo che i porcini lì c’erano. Alle 13 o alle 14, se avevo trovato da far bene, e poi giù, verso dove il suono delle campane del paese indicavano che ci poteva essere la macchina e ci prendevo quasi sempre.

A casa, pranzo, riposino, e poi il resto della giornata era dedicata alla famiglia. Non sempre, perché se avevo trovato, poco o molto, era da pulire, preparare ed in parte affettare per essiccarli. Poiché il clima era con bassissima umidità, i funghi secchi li mettevo in cartocci di carta (i sacchetti del pane) e al ritorno a Ravenna facevano un profumo meraviglioso. Questo continuò anche successivamente a Monguelfo, in Val Pusteria, dove di funghi ce n’erano sempre, a Fanano (appennino modenese) a Chianciano, dove ho trovato gli ovuli e dei finferli giganteschi ed a Ravenna, naturalmente, nelle pinete per le spugnole.

Ho sempre trattato il bosco come un ambiente delicato da conservare, senza “calciare” gli altri funghi, ma lo scempio dei troppi turisti-cercatori da strapazzo hanno devastato i territori costringendo le autorità a drastiche limitazioni, di orari, di permessi, ecc. il chè mi ha indotto, insieme all’avanzare dell’età che non mi permette più di fare le sgambate di una volta, a lasciare questa attività e questa grande gioia, di cui conservo un grato ricordo.

9 commenti:

  1. Bellissimo post, ancora una volta, caro Tonino!
    Grazie.
    Lara

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  2. Ho dimenticato di scrivere, nel mio commento di prima, che ho linkato questo post, sul mio blog.
    Grazie ancora, Tonino!
    Lara

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Troppa grazia, Lara
      Sono entrato ormai nella sfera di quelli a cui non resta altro che raccontare le proprie misere cose e, poichè ho ancora tanto da raccontare, in molti campi, se me ne rimarrà la forza e se resisterete a sopportarmi, raddoppierò gli sforzi perchè il mio passato possa ancora servire a qualcuno. Grazie ancora. Tonino

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    3. Tonino, ti chiedo scusa, ma solo ora leggo questo tuo commento.
      Il tuo blog è grande, contiene tanta "Storia", quella vera, autentica, vissuta da noi esseri umani.
      Ed è importante che i più giovani la conoscano.
      Non ti ringrazierò mai abbastanza, caro Tonino, per tutto quello che ricordi.
      Ciao!
      Lara

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    4. Lara sei veramente cara. Insieme a mia figlia, abbiamo visitato adesso il tuo bellissimo blog a cui Claudia mi ha iscritto con il profilo Google. Sono tutte cose nuove per me (profilo google)e spero di fare pratica, per quanto possibile, ma non so. Ho visto così il post che mi hai dedicato, sulla vendemmia, sono molto felice e davvero non me l'aspettavo. Ti sono davvero molto grato e spero di continuare ad essere di qualche interesse. Grazie, un caro saluto. Tonino

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  3. I funghi sono la mia passione,ma ne conosco due varieta',mi piacerebbe assaggiarne altri tipi..ma qui li vendono a peso d'oro!

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  4. Che bello saper riconoscere tanto bene i funghi! Io ricordo quando andavo per funghi con mia nonna... che nostalgia!
    Elli

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