martedì 29 gennaio 2013

Navimodellismo. I velieri.

Dopo il tragico epilogo delle vicende di nostro figlio, nato con una grave malformazione cardiaca e conclusasi con l’inutile tentativo di salvarlo a sette anni, io e mia moglie cademmo in un terribile stato di depressione dal quale fu molto difficile uscirne, per il continuo ricordo di giorno e di notte e per non riuscire io a confortare la moglie che mise a dura prova la nostra resistenza fisica e morale.
Il lavoro in fabbrica mi teneva occupato per tutte le otto o nove ore giornaliere, malgrado il pensiero continuo, ma dopo, per tutto il tempo dalla sera, la notte e fino alle otto del mattino, dovetti trovare un’altra occupazione che mi distraesse fino al limite del sonno che mi bastava di pochissime ore, necessarie per affrontare una nuova giornata.
L’occasione si presentò quando vidi, a casa di un altro sventurato, morto anche lui a Firenze dopo un intervento al cuore, dove il figlio, Bentini Sergio, stava costruendo un modellino di veliero, lungo circa 80 cm, ricavato da disegni della Aeropiccola.

Cutty Sark
Mi ci buttai a capofitto. Il 06/02/1965 comperai i disegni, un po’ di materiale, dai negozi di giocattoli e qualche attrezzo e mi misi a costruire il Cutty Sark. Avevo, sotto l’abitazione al Villaggio ANIC, un piccolo garage dove ricavai un angolino per fare questi  lavoretti. Inizialmente trovai qualche difficoltà, per i legnetti, tutti i fili per il cordame, le ancore, le decorazioni, la polena, le bandierine, gli oblò, le precedenze di costruzione, la formatura dello scafo, le verniciature e tutti gli altri accorgimenti.

Alla fine, dopo 15 giorni, di intenso lavoro, tutte le sere fino all’una o alle due, più sabato e domeniche, il veliero era ultimato. Non era bello. A me piaceva lo stesso, ma i difetti, i particolari migliorabili, i materiali e gli accessori da impiegare, mi spinsero a rifarne un’altro uguale.

Amerigo Vespucci
Ad es. gli oblò potevano essere ottenuti con gli occhielli per i cordoni delle scarpe, ovviamente di diverse dimensioni. Questa attività, mi distoglieva completamente da ogni altro pensiero e quando andavo a letto, sfinito, mi addormentavo subito. Lo scopo per il quale era iniziato, funzionava.



Trascorsero pochi giorni e ricominciai da capo. Da quello che avevo imparato con il primo modello, trassi spunto per modificare molte cose, materiali, particolari, fili per le funi, le scalette, ed altri, risparmiando nelle spese, personalizzando nei particolari e mettendo qualcosa di mio, specie per quei dettagli che non erano tanto deducibili dai disegni.

Questo secondo modello, ultimato il 16/04/1965, mi era tenuto occupato per 25 giorni, per un totale di circa 200 ore di lavoro.  I risultati ottenuti in salute erano largamente positivi, pur restando incancellabile il ricordo. Le spese non mi davano problemi, il prodotto, che non interessava quasi a nessuno, per me era piacevole… e quindi decisi di continuare !.
       
Dalle pubblicazioni di allora scelsi il modello dell”Amerigo Vespucci”, la nave scuola italiana, ancor oggi in giro per il mondo, dove il mio Capo Ufficio, Ing. A. Burrai, aveva svolto il Corso Addestramento per Ufficiali, alla fine degli ultimi anni cinquanta e che io vidi poi dal vero nel porto di Ravenna. Anche per questo modello dovetti ripetere la trafila del precedente. Trovai altri tipi di legni, listelli per il fasciame, tondini torniti per gli alberi e le velature, la ripiegatura per le vele e tanti altri particolari.
Il 24/04/1965 iniziai il nuovo lavoro. Questo era più complicato, ma più interessante. Il lavoro si protrasse per 96 giorni, per un totale stimato di 550 ore, ma come ho già accennato, anche per questo apparvero molti particolari che non erano venuti come speravo. E di tutta lena mi rimisi quasi immediatamente al lavoro per il quarto modello.

A parte il colore dello scafo, che in realtà è bianco e nero, che io invece lasciai giallino e color mogano, come erano naturalmente i listelli che stavolta avevo ricavato da due fogli di impiallacciatura incollati di Obece e di mogano di sezione 1 mm per 6 mm. Avevo ridotto al minimo l’acquisto di accessori, misi molta cura nelle velature, nelle scalette, ma soprattutto nella carenatura, evitando che nell’ultimazione si svergolasse. Il 14/12/65 anche il 4° modello era ultimato.



Ero arrivato in fondo piuttosto stanco, cosi pensai di riposarmi un po’, anche per pensare a cosa avrei potuto fare in seguito. Poi trovai un altro tipo di veliero, più grande, con le vele aperte, un galeone da guerra, con 52 cannoni, con il cassero di poppa molto ricamato, insomma una sfida a più alto livello. Ed iniziai questa nuova impresa il 20/12/1965.

Avevo comprato un piccolo tornietto con il quale feci tutte le canne dei cannoni, l’affusolamento dei pennoni di sostegno delle vele, i ballatoi intermedi degli alberi, ecc. e poi, avevo preparato tutte le vele in stoffa bianca, ricucite in nero con quel po’ di cucito che avevo imparato alla Necchi e facendo molti accessori, comprese le ancore, che ricavai direttamente di legno, gli attacchi delle scale, ecc.
  
La Santissima Madre
Tutto l’interlacciamento delle funi per le manovre delle 10 vele, le ampie scale, il lavoro di traforo per le decorazioni di poppa misero a dura prova la mia capacità e la mia resistenza. Giunsi alla fine il 15/03/1966, dopo 86 giorni,  per un totale di circa 500 ore. Ero molto contento del buon risultato, avevo migliorato il mio stato di depressione e quindi le mie “costruzioni navali” finirono qui, per modo di dire, perché continuai con diversi altri modelli, fra cui le caravelline, di cui costruii 10 pezzi per regali ad amici e parenti, dal 22/03 al 15/04/1966.




6 commenti:

  1. Caro Tonino, mi sembrano capolavori autentici, i tuoi modelli.
    Avrai vinto anche premi, penso.
    E' sempre un gran piacere leggerti, sai trasmettere il senso della vita. E in questo periodo è difficile, a volte, riuscire a trovarlo.
    Ti ringrazio di cuore.
    Ciao!
    Lara

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  2. Non so come esprimerti la mia gratitudine per i complimenti che mi fai. Sei sempre la prima a commentare i miei post. Cercherò di meritarlo con le prossime pubblicazioni, sui miei hobbies, le mie manie, i miei ricordi, che tanto c'è ancora che bolle in pentola. Grazie, Ciao. Tonino

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  3. Condivido il commento di Lara. Modelli bellissimi: capolavori!

    Carissimi saluti
    Nou

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  4. Che belli questi modelli. Complimenti per il lavoro. Andrea

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  5. Complimenti vivissimi! Il suo blog è meraviglioso. Ben scritto, ben strutturato.
    Ho due cose in comune con lei: lavoro all'ANIC di Ravenna e gestisco anch'io un piccolo blog personale sull'informatica in genere.
    A presto.

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    Risposte
    1. Ciao Backlab, benvenuto. Grazie dei complimenti, che non credo proprio di meritare tanto. All'ANIC ho passato una vita. Sarò felice di averti fra i miei membri. Avremo molte occasioni di argomenti comuni. Mi puoi trovare ancora presso RIVOIRA. A presto

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