venerdì 12 aprile 2013

ENICHEM RAVENNA: FINE DI UN'EPOCA - Parte quinta


Smantellamento di isole produttive Enichem Ravenna
Con la quarta parte del racconto della mia esperienza lavorativa all'Enichem sono giunto al 1985. Dal primo capitolo relativo alla nascita dello Stabilimento ANIC di Ravenna, al secondo che ne racconta l’assestamento, il terzo che ne descrive l’espansione ed il quarto che segna un periodo di evoluzione, concludo il mio racconto della mia esperienza lavorativa all'ANIC di Ravenna, con questo ultima parte che giunge fino al mio prepensionamento, alla fine del 1987. Questi ricordi, si riferiscono a tutti i miei oltre 33 intensissimi anni di lavoro nello Stabilimento. 

Nell'ultimo periodo, dal 1985 al 1987, si ebbero imponenti uscite di personale, che inizialmente furono “incentivate” generosamente per lasciare il posto di lavoro, con prepensionamenti e sostituzioni da padri a figli in fabbrica. 

Poiché all’inizio nel ’57 quasi tutto il personale era stato assunto della stessa età, compreso fra i 22 – 26 anni, alla fine, una grande quantità di persone giunse alla pensione contemporaneamente. Da qui gli incentivi per alleggerire, rallentare e gestire l’esodo, onde contenere il rischio di creare grandi settori di “svuotamento” indiscriminati, con perdite consistenti di “esperienze” insostituibili, di tendenze a difficili ed utopistiche autonomie e necessità di tamponare scompensi e disfunzioni. 



L’economia italiana non era più in espansione come negli anni precedenti, varie tipologie di prodotti non erano più richiesti, forse la ricerca non fu più così attiva e cominciarono i primi cedimenti. La necessità di liberarsi di produzioni obsolete o ritenute non più appetibili, la decadenza di altri stabilimenti diedero il via a vendite e dismissioni di parti importanti della fabbrica, come l’Acetilene, il CVM-PVC (Enoxi), la Ricerca, il Polifunzionale, tutti i Fertilizzanti (YARA), il Cementificio (Barbetti), il Frazionamento Aria (IGI), ecc. 

Questi scorporamenti determinarono la frantumazione in tante estranee proprietà, molte straniere e portò a vicissitudini che andavano verso una difficile sopravvivenza. 

Con molti settori di mercati in crisi, con esuberi di personale, con difficili previsioni per il futuro e di adeguamenti a situazioni ed interessi interni sempre più contrapposti ma decantati come globalizzazione, vennero a perdersi molti validi aspetti organizzativi e consolidate regole comuni.

Soprattutto prevalse l’affievolimento del credere nella chimica in Italia, mettendo a repentaglio i pilastri fondamentali che avevano fino ad allora garantito la stabilità, le prospettive, il benessere ed il prestigio italiano nel mondo. Lo stabilimento soffrì anche pesantemente degli effetti di “Mani pulite”, con la morte di Gardini. 

La mia narrazione che nella prima parte era iniziata come attività diretta, era poi proseguita in modo un po’ più settoriale per il tipo di lavoro svolto ed anche successivamente avevo rimarcato sempre più i soli aspetti del mio lavoro diretto, pur essendo tutti inseriti nel contesto aziendale generale, come quello del CVM-PVC. Così fu per Enoxi, in cui io continuai a lavorare pressoché autonomamente, pur essendo parte dell’Ufficio Tecnico, rimasto Enichem. 

Molte attività vennero smistate all’esterno, come la Progettazione, la Manutenzione, la Strumentazione, i Servizi di portineria, ecc. La tendenza all’autonomia si allargò ad ogni settore. Ognuno credette di poter fare da sé, anzi venne ritenuto uno snellimento burocratico, ma a volte si rivelò come il segare il ramo dell’albero su cui si era seduti. 

Restarono ancorati alla base ANIC i servizi in generale e le Gomme (ENICHEM Polimeri-Polimeri Europa). I cambiamenti convulsi, l’accaparramento dei tecnici, gli armadi pieni di documenti che restarono senza il titolare prepensionato, gli archivi disegni che andarono svuotandosi delle “memorie storiche” e sempre più in bilico fra centralizzazione e suddivisione. 

Parte importante della documentazione si disperse con l’uscita della “vecchia guardia”. In questo contesto anche il sottoscritto, dopo una vita trascorsa in ANIC lasciò il lavoro per continuare dall’esterno, alla fine dell’87. 

Gli avvenimenti in quest’ultimo periodo, nella fabbrica furono molto tumultuosi, incomprensibili e di non facile individuazione, da clima di quando la nave affonda, che fu pressoché impossibile conoscere di ciascuno, il percorso, la vendita, la svendita e soprattutto l’obbiettivo generale, che stava dietro a questa forma di diaspora. 

Come quella del Cementificio, acquisito dalla Aldo Barbetti, per farne un deposito, licenziando quasi tutto il personale, ma più in generale la trasformazione in atto ormai in campo nazionale dell’evoluzione dell’economia verso la liberalizzazione, la privatizzazione, l’accentramento di enormi poteri, quasi a costo zero, in mano a pochi potentati, liberi di fare ognuno i propri interessi, spesso contro quelli dei confinanti, della comunità e del paese

 Nel suo complesso, fu che la Chimica in Italia, da Ferrara a Mestre, da Manfredonia a Gela, da Porto Torres a Ferrandina, Assemini, ecc., non interessando più a nessuno, fece un grande salto all’indietro, che i governanti chiamarono “il nuovo che avanza “! 

Lo scopo per cui era stato abbattuto l’aereo di Mattei era raggiunto. La parte che riguardava la mia presenza in fabbrica finì qui. Ora la vecchia ANIC si chiamava versalis !


Frammentazione ANIC RAVENNA
in tante  piccole società





4 commenti:

  1. Annovi Gabriele30 maggio 2016 00:56

    Ho lavorato come tecnico responsabile di cantiere di cnd dal 2004 al 2008 a ravenna e mi assegnarono l'ufficio nel sottoscala vicino all'archivio disegni....Negli armadi trovai relazioni tecniche degli anni '80 eseguite magistralmente mentre negli anni 2000 nessuno in stabilimento era a quel livello tutti fuori a fondare le loro ditte esterne senza passare le conoscenze alle nuove leve...io ho avuto fortuna essendo stato "adottato" da un ispettore di impianto con i capelli bianchi! !!

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  2. Risposta a Marco Capponi (20/09/2016:Una breve risposta ed anche fuoriposto: L'Impianto ACETILENE è stato demolito molti anni fa, ma prima io ero impegnato con CVM, PVC, Hcl. Foto: non era possibile, nè lo avrei fatto, per principio; idem per l'ACETALDEIDE che fu adibita ad altre produzioni.Questi due impianti comunque erano alla base delle conversioni nell'uso del metano per la GOMMA, PVC, VINAVIL ed altri. Ormai di questi impianti non è rimasto più nulla. Ricevo sempre volentieri tue notizie. Cordiali Saluti Tosatti

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  3. Gentilissimo Sig. Tosatti, so che non è possibile far foto agli impianti (e nemmeno io le farei, se lavorassi all'interno di un'Azienda). Dell'impianto per la produzione del CVM ho visto alcune foto su qualche sito (credo "istituzionale", ma le virgolette sono d'obbligo) e su qualche testo "datato". Ricordo una foto dell'impianto per la produzione dell'isoprene (da acetilene e acetone: indimenticabili le lezioni in merito durante i corsi di Chimica Organica Industriale) su un testo divulgativo destinato a un pubblico giovane. Grazie per la risposta! Cordiali Saluti a Lei. Marco Capponi

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  4. trevisan pietro le stesse cose sono avvenute al petrolchimico di porto Marghera

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