sabato 26 ottobre 2013

Filatura e Tessitura della canapa. Modellini in legno: telaio e filarino

Telaio per la tessitura della canapa

Durante la guerra dal 1940 al 1945, le donne, nelle stalle, in campagna, nel modenese, filavano la canapa con la “rocca”, un bastone leggero, normalmente di pioppo, lungo poco più di 1 mt, sulla cui testata, appositamente divaricato in quattro, come da foto, si avvolgeva il “garzol”, un mazzetto di fibre di canapa, (nel bolognese chiamato anche Randello), preparato apposta, prima e ben rifinito dopo la “cardatura della canapa", prodotta nella zona con grandi fatiche e per fissarlo si copriva con un cappuccio conico, normalmente ricavato da una cartolina illustrata.

Fusi  - filatura della canapa
Sul Fuso, un tronchetto affusolato lungo circa 30 cm, fatto ruotare a mano con la sinistra dalla filatrice, (mia mamma, la zia e le altre tutte) e con la destra governavano l’alimentazione della canapa per gestire l’uniformità del filo che si andava formando ed avvolgendolo man mano sul fuso stesso. 



Sommità della rocca per filare
La rocca ed il mazzetto di canapa è tutto quanto mi è rimasto. In particolare la rocca è quella di mia madre rintracciata nella vecchia casa natia di campagna, molto tempo dopo l’abbandono, nel 1954 e porta ancora i fori del tarlo da allora ed i ricami verniciati per abbellimento. 


Il "Garzol", il mazzetto di canapa 













Il filo, veniva successivamente avvolto in matasse e quindi in rocchetti, pronti da mettere sul Filatoio (o filarino). Di questi ce n’erano di diversi tipi. Quello che ho costruito è precisamente come quello di mia madre, di cui ne feci altri tre modellini, dopo che il 14/07/1967 avevo acquistato un piccolo  tornio per lavorare il legno di noce, che terminai il 30/10/1967.











Il Telaio per la tessitura fu il più difficile dei modelli che abbia realizzato. Mi era venuto in mente di farlo all’inizio di Novembre, passando da Nonantola, con il cugino Renzo, col quale andai a misurare i resti del nostro vecchio telaio che alcuni contadini avevano ancora in cantina per supportare le botti del vino. 





Ricordo ancora al mattino prestissimo, il forte tum tum –tum tum caratteristico della battitura del carro il “casso” per stipare il filo trasversale della navetta (la trama) sull’ordito longitudinale (i fili che dal subbio, il rullo anteriore andavano a quello posteriore del tessuto), il lato dove si trovava, seduta la tessitrice su di un longherone trasversale o su di una sedia. 

Ho realizzato il modellino del telaio, con le indicazioni della mamma, della zia Verina e di altre anziane signore, specie per l’incrocio dei licci con i fili dell’ordito, mossi alternativamente in alto e in basso dai pedali ed anche se si tratta di un modellino funziona veramente. È stata un'impresa ardua ! Del resto mi diventa difficile far capire tutti questi nomi anche nella mia stessa descrizione, ma in fondo a questo post ho riportato la magnifica descrizione di tutte queste operazioni fatte da signore di Zola Predosa (BO), amanti di questi antichi mestieri che doverosamente ringrazio.

Il pettine, contenuto nel carro, è costituito qui da una lamina di politene sulla quale ho ricavato 90 tagli in 100 mm, cioè poco più di un mm per un pieno ed un vuoto: ho dovuto farne tre per averne uno integro. Conservo ancora un pezzo di pettine, allora fatto con stecche di canna, strette con robusta corda. Questi sono stati anche lungamente usati per “rigare” la pasta (i macaron col peten).

Pettine per la canapa.
In tutte le fessure passa un filo dell’ordito che viene guidato da un sistema basculante azionato da due pedali in modo che alternativamente, uno sia spinto in alto ed il successivo in basso e così via per tutta la larghezza del tessuto, formando un pertugio triangolare, attraverso il quale la tessitrice lanciava la navetta, una specie di barchettina contenente una spola con il filo della trama, da sinistra a destra e, dopo aver invertito la posizione dei fili dell’ordito, con i pedali, cioè di quelli in alto con quelli in basso e viceversa, rilanciava indietro, da destra a sinistra la navetta facendo sì che i fili della trama si incrociassero formando il tessuto.


Il tessuto ottenuto era molto ruvido e si usava quasi solo per fare le lenzuola e gli asciugamani.


Vi consiglio la visione  di questo video che descrive bene la filatura e la tessitura della canapa nel bolognese. Sono ben spiegati e dimostrati l'uso della rocca, il filarino ed il telaio a pettine liccio. Il "garzol" modenese, dialetto bolognese diventa "randello".




Ancora oggi i moderni telai, seppure con automazioni e velocità pazzesche, funzionano sempre sullo stesso principio. Altre informazioni sulla canapa e la sua lavorazione. come sopra riportato.



9 commenti:

  1. una descrizione precisa e dettagliata, molto interessante!
    Però da miniaturista mi sono incantata a d osservare quel telaio che hai realizzato; è uno splendore! Sei veramente molto bravo.
    Un caro saluto, Manu

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    1. "Ero" paziente, ma era 46 anni fa! Più che un capolavoro è un caro ricordo; dagli anni nella stalla al FacebooK attuale. Sono rimasto sorpreso della perfetta coincidenza dei miei ricordi con lo stupendo dettaglio delle bravissime signore di Bologna che meglio di me hanno raccontato di questo antico mestiere.

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  2. Che interessante! Io non sapevo proprio niente sui telai, almeno adesso qualcosina la conosco. Mi viene in mente un detto che non c'entra niente con le tecniche della filatura, ma mamma me lo diceva sempre in bolognese "chi filò non ebbe nulla, chi non filò ebbe in regalo una camicia". Me lo diceva sempre amaramente per farmi capire che a volte anche facendo tanto sforzo non si riceve la giusta ricompensa e che esistono le ingiustizie.
    Scusa, non c'entra, ma si parlava di filatura e mi è venuto in mente. Grazie per tutte le cose interessanti che scrivi. Buona giornata. Marilena

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  3. È vero purtroppo quello che ti ha insegnato tua mamma .. questo è un mondo che non sempre rende giustizia a chi si impegna. Tonino

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  4. Sei enciclopedico e un artista del modellismo, Tonino. Complimenti!

    Ciao Nou

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  5. Troppa grazia, Nou, Era solo un diversivo extralavoro, per colmare un triste periodo della mia vita. Se ora ho deciso di pubblicare questi argomenti, vuol dire che anche nei momenti di precarietà si possono realizzare cose da ricordare piacevolmente. Grazie, Nou, mi sei sempre di grande stimolo in questo procedere. Lusingatissimo !.

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  6. Sono bellissime cose da ricordare :)

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  7. Che meraviglia, signor Tonino!!! Posso citare il suo blog nel mio??? E riportare, sempre citandoLa, la fotografia del telaio che ha costruito?

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  8. Rosanoci!, grazie per il complimento. Quello che si scrive nei Post di un Blog è di dominio pubblico e quindi certamente puoi usarlo nel tuo Blog, anzi me ne compiaccio, perchè vuol dire che valeva la pena di scriverlo. Scusami per il TU. Io sono molto "anziano" e chi mi scrive lo accomuno alle mie figlie. Sarò felice di averti fra i membri dei miei amici e di scambiarci di tanto in tanto reciproci commenti. Leggi nell'intestazione del Blog i miei riferimenti. Ciao Tonino

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