venerdì 27 maggio 2016

Vocabolario Toscano dell'Arte del Disegno - ed. 1681


Il disegno può essere definito il tracciare di linee e segni mediante l’applicazione di una pressione o il trascinamento di uno strumento su una superficie. 

Gli strumenti più conosciuti sono matite, grafite, penne e pennarelli, gessi, pastelli a cera, carboncini, pennelli. 

I supporti tradizionali più usati sono la carta, il cartoncino, tavole, muri, tele ed anche superfici metalliche o stoffe. 

Negli ultimi anni ci sono state grandi rivoluzioni tecnologiche per cui sempre più spesso si usano computer e tablet per disegnare, con risultati notevoli. 

Ma le origini non vano mai dimenticate così dobbiamo ringraziare la Scuola Normale Superiore di Pisa che ha realizzato un progetto per recuperare un antichissimo testo con le nozioni del disegno di allora e lo ha messo a disposizione in rete gratuitamente.


Si tratta di un Vocabolario toscano del 1681 di Filippo Baldinucci dedicata alla nomenclatura dei termini più usati tra pittori e disegnatori dell' epoca. 

Filippo Baldinucci nacque a Firenze nel 1624, da ricca famiglia e divenne pittore, storico dell'arte, ed uomo politico. 

Nel 1665 ordinò la grande raccolta del cardinale Leopoldo de’ Medici, che divenne il primo nucleo del Gabinetto dei disegni degli Uffizi. Questo ne fece uno dei più esperti di arte del mondo occidentale. 



Da questa sua importante esperienza nacquero opere come "Notizie de’ professori del disegno da Cimabue in qua" ed il "Vocabolario toscano dell’arte del disegno", da inquadrare come continuazione della pubblicazione "VITE" del Vasari.

Successivamente Filippo Baldinucci scrisse il "Cominciamento e progresso dell’arte dell’intagliare in rame", uno dei primi manuali storici sull'arte dell'incisione.



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Edizione digitale del Vocabolario Toscano dell'Arte del Disegno 
di Filippo Baldinucci - edizione 1681


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sabato 26 dicembre 2015

Cercando la moglie perfetta; la ragazza misteriosa.


Mi fu chiaro subito che lei sapeva tanto bene ballare quanto io a fare la sfoglia, cioè zero. 

Non è che neanche io sapessi fare granché, ma la musica la sentivo bene specie quando era l’ora di fermarsi o di invertire la marcia.

Ballavamo e muovevamo i primi passi insieme, il tutto nel silenzio più assoluto di entrambi; provai a dire qualcosa, più per rompere il ghiaccio che altro. 

- Come ti chiami?
- Antonietta. 
- Ed io Tonino: perfetto! 


lunedì 21 dicembre 2015

Cercando la moglie perfetta; andar per balli paesani

Locanda "Al Cristo" di Sorbara

L' 8 Marzo 1952 era la festa della donna. Le ragazze dell’UDI distribuivano mazzetti di mimose. Un bel fiore giallo che simboleggiava l’emancipazione della donna. 

In un locale chiamato al “Cristo”, nei pressi di Sorbara in provincia di Modena, alla sera si ballava. 

I mezzi di trasporto, a quei tempi, specie per i giovani erano le biciclette. 

Tutt’attorno alla sala da ballo quella sera c’era un gran traffico di bici, che nessuno chiudeva, ammucchiate alla meglio e un’orchestrina, molto alla buona, preparava gli strumenti, semplici, ma efficaci.


giovedì 19 novembre 2015

La pianta delle sorbole, profumi di una volta.


Il mio ricordo per la pianta delle sorbole risale ai primi anni di vita e ancora mi pare di sentire il profumo che i frutti facevano mentre maturavano dentro la scatola posta sotto il letto. 

Nei primi anni della mia vita, per un capriccio della natura, avevo avuto la bella idea di .. mangiare il mondo. Ho già accennato ai problemi di geofagia di cui soffrii appena dopo aver cominciato a fare i primi passi, in campagna, dove gli appoggi più comodi erano le sedie, sempre rigorosamente sporche di terra. 

Tale era il mio appetito per la "terra" che la pulitura delle scarpe dei grandi mi pareva fossero altrettanti cioccolatini. Questo malgrado le premure di mamma e papà, cui pareva impossibile che anche le sgridate più severe, non mi facessero smettere tale leccornie. 

Non c’era tempo di disporre di uno che si curasse di me, il lavoro dei campi era massacrante, tutti i tentativi, come legarmi le dita, chiudermi in un piccolo recinto fallì, mentre il mio stato fisico andava deperendo giorno dopo giorno. 

La situazione si fece presto talmente precaria che neanche il ricorso ad una specie di fattucchiera portò ad alcun risultato però mi salvarono le sorbole

A quei tempi intervennero i nonni che mi misero a disposizione la “Zia Martina” di circa 12 anni che mi faceva giocare e mi seguiva strettamente. La zia mi portava sempre con sé, a cominciare dal mattino presto quando iniziava il suo primo impegno che consisteva nel portare il latte al caseificio, con un piccolo carretto. 

Dalla Strada di Mezzo, lungo tutta la Via Ferrarona, si giungeva alla Via Paglierina, ed alla meta a quasi un chilometro. All’inizio di Via Ferrarona, sul bordo del fossato c’era un grandissimo albero di sorbole, che nessuno curava anche perché i frutti erano irraggiungibili, tanto che la pianta era alta. 

Ma questa pianta lasciava spesso cadere i frutti ancor prima di maturare. Questo faceva si che con la zia li raccogliessimo e poi lei metteva le sorbole in una scatola da scarpe con della paglietta che trovava dal fruttivendolo e quindi le nascondeva sotto il letto. 

Il profumo che le sorbole emanavano dopo un po’ di giorni è una cosa che mi è rimasta in mente nel tempo fino a quando da grande, ho ritrovato la pianta nei boschi di montagna e nel nostro appennino dove andavamo per ferie o nella pineta di Ravenna. 

Peccato che il periodo di raccolto di questo frutto duri poco ma ricordo sempre quel profumo intenso che usciva da sotto il letto e che correvo a sentire appena mi alzavo. 

Quando, in pensione, ho comprato un grande orto, non ho potuto far a meno di comprare una pianta di sorbole da aggiungere ad altre leccornie di una volta come le mele campanine, le giuggiole, i marusticani, le nespole ecc. 

Molte di queste piante sono ancora lì a fare bella mostra di sé ma la pianta di sorbole non c'è più; ho una bella pianta di nespole che da sola mi procura molte decine di chili dei suoi bei frutti. 

Anche le nespole, come le sorbole, le lascio maturare in una cassetta e quando le guardo non posso fare a meno di pensare alla mia infanzia, ai miei genitori, ai nonni ed alla zia Martina.





lunedì 28 settembre 2015

La pioggia a Ravenna, ai tempi del cambiamento climatico.

Previsioni del 14 Settembre 2015
Era piovuto tutta notte, quel giorno., di circa due settimane fa.

Non qui a Ravenna, ma da Piacenza a Genova, perché è là che ultimamente “piove spesso sul bagnato”. 

Alluvione a Piacenza

martedì 28 luglio 2015

Nonantola e Fanano: cosa hanno in comune ?

Mappa Nonantola - Fanano


Nonantola e Fanano: cosa hanno in comune ?
Re Astolfo dei Longobardi e l'abate Ansemo

A prima vista poco, i due paesi distano 56 Km in linea d'aria.
Nonantola in provincia di Modena, è placida cittadina posizionata al centro della pianura padana mentre Fanano è nota località dell'appennino modenese, collocata vicino al Cimone, la cima più alta di tutto l' Appennino centro-settentrionale. 

Eppure, nel VII secolo, quando infuriavano le battaglie tra Longobardi e Bizantini e le tensioni bellicose erano al massimo intervenne Astolfo, Re dei Longobardi, che nel 749 donò il territorio di Fanano e Sestola al cognato Anselmo, Duca del Friuli


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