mercoledì 8 febbraio 2012

Un breve quadro, dal 1931 al 1945

Accorsi e Tosatti. Anni '40 Nonantola
Le 2 famiglie Tosatti al completo (ottobre 1945) - Campazzo (MO) 
Bruna e Verina Accorsi sposate con Valentino e Marino Tosatti

In Italia, il periodo che andò dal 1931 al 1945 fu veramente terribile, per la grande miseria e crisi economica e per lo scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939.

A quattordici anni, nel ’45, appena adolescente, il mio obbiettivo era studiare.

Nella campagna modenese, per un contadino come me, il maggiore di sei bambini in una famiglia di dieci persone; due fratelli sposati con due sorelle e ciascuna coppia con tre figli, in un lembo di terra devastato dalla guerra, senza luce elettrica, senza acqua potabile, senza una strada e soprattutto senza soldi, non era un problema da poco.

Usciti dalla guerra in condizioni miserevoli, la mia famiglia visse in quegli anni in uno stato di ristrettezze estremo, in inverno la “stalla” era quasi tutto: due gabbie di conigli, due vitelli, un maiale e quattro mucche, salvate dai tedeschi, davano il riscaldamento, il latte, il formaggio, la carne e fuori, sotto la neve, gli spinaci, il prezzemolo, l’insalata, da vendere al mercato alla lontanissima Modena. Per fortuna c’erano pane e vino.

Solo questo paragrafo basterebbe per descriverne molti altri, come le donne nella stalla che filavano la canapa e la tessevano per fare lenzuola, asciugamani ed allevavano i conigli per comprare un po’ di sale, lo zucchero e l’olio, tutto ridotto a spiccioli, e quasi nient’altro.

Gli uomini fuori potavano le viti e le piante, raccoglievano le verdure e nella stalla governavano gli animali, preparavano gli attrezzi per la campagna e pulivano le verdure.

La mattina dopo, prestissimo, mio padre, che fungeva anche da capo famiglia, con un grande carretto, tirato da una somarella, presa in prestito dal vicino, portava le verdure al mercato a Modena, distante quindici Km. dei quali il primo era una carreggiata pressoché impraticabile, ed altri cinque di strada sterrata, più buche e fango che sassi, mentre lo zio accudiva al bestiame e portava il latte al caseificio per il formaggio grana.

In estate poi le fatiche si moltiplicavano; dalla falciatura, essiccamento ed insilaggio del fieno, alla falciatura, messa in covoni e trebbiatura del grano alla protezione della vite con acqua, calce e solfato di rame per salvare un po’ d’uva e di pomodori, tutto fatto esclusivamente a mano, con fatiche bestiali e risultati da minimo della sopravvivenza, sono altrettanti argomenti il cui approfondimento necessiterebbero di ben altro spazio.

Dette oggi queste cose, sembrerebbero avvenute nel medio evo; ma allora la mia voglia di studiare, dove il significato vero era quello di affrancarsi da una miseria più vicina alla schiavitù che alla vita anche modesta di altre classi lavoratrici, quali operai e simili era praticamente impossibile, stando anche il fatto che mio padre non voleva mettere a rischio l’unità della famiglia poiché nessun altro figlio avrebbe potuto studiare.




Da questo quadro, alla situazione attuale, dove ad ottant’anni, non scrivo più con il calamaio ed i pennini sul banco di scuola che mi hanno visto imparare l’A, B, C, e neanche con l’Olivetti Lettera 22, che conservo, ma con mouse e tastiera su Internet per raccontare quanto sia stata cocciuta la testardaggine e l’impegno per arrivare nel ’53 al diploma di perito meccanico (quando in Italia i diplomati e laureati erano giunti a poco più del 10%).





6 commenti:

  1. E' davvero bello leggere esperienze di persone più anziane. Sono gli insegnamenti più preziosi. =)

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  2. Impagabili questi scorci di vita vissuta. Julie

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  3. Questa è la vera storia!Complimenti da una nata nel '46.OLGA

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  4. Grazie a tutte voi per queste belle parole. Buona giornata

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  5. Pennini e astuccio di legno mi hanno emozionata. Quante volte li ho guardati, estasiata, mentre mio padre li ripuliva e ordinava. Per lui comprare, scambiare e vendere oggetti del passato è più di un hobby. Adoravo tutti gli oggetti che portava a casa e sono felice di leggere i tuoi racconti.

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  6. Che bel post,ti ho riletto Tonino!!!Olga

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