venerdì 14 settembre 2012

Lavoro e lavorio

 Un brivido ci scorre nella schiena quando sentiamo un Grande della canzone che ci parla di … viva l’Italia, l’Italia che lavora. Onore e merito all’Artista, Lucio Dalla, che con queste semplici tre parole ha già detto tutto. Ma facciamo una riflessione su lavoro.

Esso contraddistingue l’uomo da tutti gli altri esseri sulla terra. E’ un lavoro quello del lupo che sbrana la sua preda e quello delle api che, di fiore in fiore raccolgono il nettare per il miele nel freddo inverno e quello di un uomo che “coltiva” le api e ne ricava il suo miele.



Ci sono tanti tipi di lavoro, tutti per ottenere uno scopo, spesse volte economico, o di necessità di sopravvivenza, ma anche di prestigio artistico, o di semplice e lodevole attività di assistenza ai sofferenti, ma anche di cupidigia e di egoismo, con il subdolo accumulo di immense fortune, ottenute spesso con la prepotenza, con atteggiamenti di vittime. Insomma c’è un tipo di lavoro “buono”, da scriversi con la L maiuscola ed un altro meno nobile, meglio chiamarlo “lavorio”, con la elle minuscola, quello degli esseri “disumani”.

Non sempre la tipologia del lavoro è contraddistinta da buono o cattivo. Dipende dal soggetto e da chi lo fa o da chi lo subisce. Ad esempio il caso delle api, prima citate, il punto di vista è diverso se considerato dal punto di vista del produttore di miele o dalle …api.
Il genere umano non considera mai il punto di vista degli esseri non umani, specie quello degli animali ed al massimo prende in considerazione quelli “domestici”, come cani, gatti e pochi altri, ma mai polli, topi, ecc. E’ sempre solo una questione di convenienza.

Il lavoro “normale” è quello fatto per sussistenza, che la maggior parte dell’umanità fa per vivere, quello necessario per mantenere la famiglia, quello fatto con le mani o “intellettuale”, il mestiere, l’impiego, la professione, che in molte fasi ricorrenti nella storia ritorna alla base della vita e del progresso dell’uomo.

Innumerevoli sono i cicli di contrapposizione fra datori di lavoro ed esecutori di lavoro. E’ un conflitto di interessi insanabile fra le due parti, inutile tentare di farlo passare come rapporto di “collaborazione”, prima o poi riemerge nel rapporto numerico di uno a centinaia o migliaia di persone, che si contendono una parte del prodotto o del valore dello stesso e con questo gran parte del potere con doveri e di diritti relativi.

Si manifestano quindi nell’espressione fra diversi “gradi di cultura”, di capacità manageriali e nel rapporto fra le due parti, diversamente chiamati nella storia, da Patrizi e Plebei a Capitalisti e Proletari e Padroni ed Operai, ma con lo stesso profilo, normalmente di sudditanza, con momenti di prevalenza dell’una o dell’altra parte. Lo strapotere di una parte sull’altra genera scompensi sociali, rivoluzioni e …riforme.
Normalmente è sempre il danaro il fattore di misura del divario fra le parti. Questi fenomeni nati inizialmente nell’ambito di Tribù, si sono evoluti nella storia, amplificandone gli effetti man mano che si estendevano le aggregazioni, da Comuni a Province, da Contee a Regioni, che ora da Stati sono diventati Globali, cioè Mondiali.

Man mano che si ingrandivano queste entità, gli effetti diventavano sempre più devastanti. E’ di meno di un secolo fa che si diceva che se un Latifondista starnutiva in America centomila persone morivano di fame in India. Ora se un banchiere inventa una chiacchiera a New York, cento milioni di persone sono ridotti alla fame in Europa. La notizia il giorno dopo diventa: ieri sono stati “bruciati” 150 miliardi di dollari. Non bruciati, rubati !.

Questi effetti generano esodi biblici, favoriti dalla facilitazione dei trasporti, ma sempre con immensi corollari di morti, di sofferenze, col proliferare di attività criminose, di conflitti fra residenti ed emigranti, con fenomeni di sfruttamento, di ricatto, di miseria.
Più si allarga questa forbice e maggiore si riverbera il contraccolpo su più ampi strati di popolazioni, che magari prima avevano dato il loro consenso sotto l’influenza sempre più invasiva dei Media, normalmente gestiti dalla finanza e dalle lobbies.

E sono sempre più sofisticate le armi con cui dominare, distruggere i resistenti, rubare loro le materie prime, come il petrolio, con il discredito mediatico, con l’eliminazione degli avversari più pericolosi, con spese stratosferiche e l’immane “giro” affaristico relativo.

Un aereo militare costa diverse centinaia di milioni di €: quanti bambini morti di fame per quell’aereo ! Chi lo produce quell’aereo ?. Chi lo compra?. Cosa ci fa ?. Qual’è il salario e la pensione dell’operaio che produce quell’aereo ?. E’ la risposta a queste domande l’obbiettivo che debbono porsi tutti coloro, pochi per la verità, che credono ancora nella sopravvivenza di un po’ di umanità sulla terra.


3 commenti:

  1. Concordo quasi pienamente, tranne che per il costo dell'aereo (850 milioni di euro mi sembrano francamente troppi).
    Paolino

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  2. Grazie per la segnalazione.. ho modificato la parte finale relativa al costo dell'aereo, per cercare di non essere troppo impreciso. Tonino

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