martedì 16 ottobre 2012

Un ventino d'olio

Il ventino, moneta del 1919

Nel 1931 i possedimenti agricoli delle signore Biondi, due anziane signore che abitavano a Modena, vicino ad un ex campo d’aviazione, verso via Saliceto, erano di cinque poderi che si estendevano da Via Gazzate fino al fiume Panaro. Le case dei primi due, un po’ più a Nord, verso il “centro” della zona chiamata “Campazzo Sud” di Nonantola, in cui abitavano Monari e Barbieri e gli altri tre, allineati, erano abitati da Panini, Tosatti e Gasparini. Io sono nato al n. 10 di Via Farini, nella casa di mezzo di queste ultime tre.

Annesso al podere di Monari c’erano una
chiesetta e la villa del fattore, Barbolini, che gestiva i mezzadri per conto della proprietà e che tutti chiamavano “Il signor padrone”. La villa che a me, allora, sembrava una casa principesca, tutta recintata, con stradelli di aiuole ghiaiati, grandi abeti ed un foltissimo cespuglio di nocciolo che sbordava dal recinto sul lato sud dove passava la stradina di uscita di tutta la proprietà; in effetti, rivista ora, si tratta di un quadrato di 60 – 70 metri di lato.
 
Nonantola, Via Farini
Tutta la proprietà era gestita dal fattore che ruotava di volta in volta i mezzadri nei vari poderi in funzione delle dimensioni e delle forze lavoro esistenti. Cosicché noi, dal n. 10, fummo spostati varie volte da un podere all’altro. Queste tre case sono ancora visibili, disabitate ed ormai diroccate, sulle mappe di Google. Vedi a lato.

Avevo poco più di tre anni quando la mamma, un giorno, mi mandò “alla Bottega” l’unico negozio del Campazzo, dalla Norina, a prendere l’olio. Il negozio, che vendeva di tutto, aveva un profumo inconfondibile, dei prodotti “di una volta”, di saponi, di olio e di cose buone che ora non si sentono più. La nostra spesa di olio d’oliva allora consisteva in venti centesimi (di Lira), una moneta che chiamavano “Ventino” di cui conservo ancora due pezzi, che da un lato ha lo stemma Sabaudo con la scritta Regno d’Italia e dall’altra un esagono con la scritta Cent. 20 e la data (i miei sono del 1918-1919). 

La mamma mi diede la monetina e la bottiglietta da mezzo litro, ed io partii di corsa, come fanno ancor oggi i bambini, quando ricevono un incarico importante. C’era una carreggiata che andava dalla casa al negozio distante circa 800 metri, ma io andai, dritto per dritto attraversando obliquamente i campi coltivati, per fare prima. A circa metà strada, nel bel mezzo di un campo di erba medica alta, (una “ciapa”), inciampai e persi la monetina. Guardai e riguardai dappertutto, calpestando tutta l‘erba, ma non la ritrovai più.

 Molto tristemente tornai a casa dalla mamma che mi consolò e mi ridiede un altro ventino. Io mi sentivo in colpa, sia per il “Soldo” perduto sia per il ritardo e quindi la cosa migliore che mi sembrò di fare fu quella di rifare come prima e quindi ancor più velocemente partii a razzo e così feci. Infatti tornai ad inciampare e persi anche la seconda monetina. 

Bruna, la mia grande Mamma
Cercai tanto, poi cominciai a piangere come un disperato e così mi ritrovò la mamma seduto in mezzo all’erba calpestata, con la bottiglietta in mano. La mamma, una grande mamma, mi riaccompagnò a casa, mi diede una terza monetina e mi rispiegò che non c’era bisogno di correre, che c’era la carreggiata e che non c’era niente di catastrofico da piangere. 

Credo che mi seguì da dietro, ed io riandai al negozio, e dopo mezz’ora ero a casa con la bottiglietta piena di olio fragrante. E credo che la manina, la sinistra, che teneva la monetina mi dolesse ancora per quanto avevo tenuto stretto stretto il terzo Ventino.    


7 commenti:

  1. Racconto commovente e tenerissimo. Una grande mamma amorevole e pedagogica.

    RispondiElimina
  2. Il mio commento precedente è andato perduto, ma forse non è un caso...
    Adesso scrivo con meno partecipazione emotiva ed è giusto così.
    Il pensiero che non sarei stata capace di arrivare al terzo ventino (e forse neanche al secondo...dipende dalle giornate) mi addolora moltissimo.
    Grazie per aver condiviso questo ricordo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il tuo commento non era andato perduto. Me lo sono trovato qualche giorno fa sul Facebook. Ti ringrazio tantissimo, Letizia. Chi si pone queste tematiche sono le persone che all'occorrenza fanno le cose che tu pensavi di non esserne capace, e questo ti fa onore. La pubblicazione di questo post aveva lo scopo preciso di queste puntualizzazioni. Cari saluti ed Auguri di Buon Anno.

      Elimina
    2. E' bello constatare, che una persona colta e intelligente come lei,abbia avuto la premura di rispondere ad una persona semplice come me,sono nato nel 1946,io non ho un'elevata cultura,pensi che il mio titolo di studio è la quinta elementare,provengo da una famiglia numerosa di otto fratelli,all'età di 15 anni ho incominciato a lavorare presso una ditta che costruiva serramenti in ferro ed alluminio.Poi nel 1980,dopo un concorso,andato a buon fine,fui assunto all'Enel e precisamente nella centrale di Porto Tolle,li rimasi fino alla pensione,infatti io sarei uno di quei fortunati,che avevano la possibilità di andarci con i 36 anni di contribuzione,allora avevo poco più di 52 anni.Le dirò inoltre che dal 1991,mi dedico a fare mercatini dell'atiquariato,è una passione che ormai ce l'ho nel sangue,infatti tratto un po di tutto, basta che sia roba vecchia, dalle vecchie bici;Bianchi,Legnano,Dei,Maino ecc...accessori compresi,agli attrizzi della civiltà contadina.Mi diletto inoltre a revisionare vecchie pompe a leva,quelle che una volta servivano ad estrarre l'acqua dal sottosuolo,per queste ho costruito una barenatrice per alesare e rettificare il cilindro,sino ad ora ne ho rimesse a nuovo circa 40.L'unica cosa che mi manca è un tornio, e visto che visitando il suo blog ho scoperto che lei ne possiede uno,e di modeste dimensioni,a quanto sembra,ho pensato di chiederle se lei sia disposto a vendermelo,io al momento ne ho uno da me costruito,ma quello che vorrei è di poter avere gli avanzamenti automatici e la possibilità di effettuare le filttature,la prego non mi dica di no,sono disposto a pagarglielo bene,ed in più di farle un regalo.
      Un saluto da Mario Fusetto !!!

      Elimina
  3. Ho letto con entusiasmo la sua vicenda del ventino,le dirò che io sono anche collezionista numismatico, e non avrei mai creduto che una semplice moneta da venti centesimi potesse avere, a quel tempo un tale valore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per il Suo commento. Anch'io non avrei pensato, che a due anni dalla pubblicazione, tale interesse per questo Post che aveva il solo scopo di llustrare la precarietà della vita rurale. Non sono proprio sicuro che la bottihlietta fosse da mezzo litro, ma, per fare un riderimento più preciso aggiungerò che in quei due anni morì mia nonna. Nel cassettone dell'armadio trovammo una moneta da due Lire. Sò di preciso che con quella moneta si poteva prendere un chilo di Carne (di manzo). Quella moneta io non ce la ho più, del resto una simile moneta non poteva stare in mano ad un bambino, ma ne ho trovata una del 1940. Aggiugo che ho anch'io un discreta raccolta mondiale di Monete. Saluti Tonino.

      Elimina
  4. Ho risposto anche a parte sulla e-mail. Poi ho visto che c'è un altro scritto del 08/03/15, giusto quando io entravo in sala operatoria per toglirmi la cistifellea,poi un altro scritto dove si parla del lvoro, della pensione e dell'attuale attività a Porto Tolle. Ma credo di aver fatto una grande confusione. Intanto ci tengo a precisare che per me non ci sono differenze di studio od altro, fra le persone, ma solo differenze di buonsenso ed è a quelle che ci tengo, a cominciare dal Presidente della Repubblica fino all'ultimo tapino di questo mondo, fra i quali io mi classifico. Abbi quindi più coraggio in te stesso! E saremo diventati buoni amici. Ciao

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...